Un brano scritto di notte, tra emozioni e visioni, per chi insegue qualcosa anche quando sembra lontano. L’artista rilegge la propria musica con nuovi occhi e una sola regola: non mentire mai. Tra radici e passione, la sua è una voce che sa di verità e polvere.

“My dreams are thoughts about you” è una dichiarazione d’intenti. A chi è davvero rivolta questa canzone?
E’ rivolta a coloro che non si arrendono mai, e vanno oltre buttando il cuore oltre l’ostacolo, se è necessario. L’ho scritta pensando alla fame, alla tenacia che ognuno dovrebbe avere nel rincorrere un qualcosa di profondo, un desiderio, un obiettivo, o un pensiero costante anche quando sembra impossibile da afferrare.
C’è un passaggio del brano che hai scritto di getto e non hai mai più toccato?
Penso al groove del riff iniziale, con le note della pentatonica che fanno da collante tra le strofe. Questo passaggio è venuto di getto ed è rimasto invariato perché mi trasmetteva il giusto brivido interiore, anche perché subito dopo si sviluppa il D grave suonato sulla sesta corda, che crea un piccolo tappeto sonoro sul prosieguo del giro. Inoltre nel brano utilizzo l’accordatura in DADGAD, e il tutto contribuisce a dare un’atmosfera sognante.
Se dovessi definire con una sola parola il tuo approccio alla musica oggi, quale sarebbe e perché?
E’ difficile usare solo un termine che racchiuda tutto quello che la musica possa rappresentare per me oggi. E’ difficile perché ci sono molteplici aspetti che a volte fanno a pugni tra loro: possiamo pensare all’aspetto interiore, artistico, catartico, di messaggio, possiamo pensare anche all’aspetto economico, di business, di moda, di marketing e quant’altro. Di certo, direi Passione (intesa nella totalità della sua accezione costruttiva e nefasta). La passione muove tutto al di là di tutto.
Nel mondo musicale attuale, senti di occupare uno spazio unico oppure cerchi sempre nuove contaminazioni?
Non mi sento di occupare uno spazio unico, il processo è sempre un percorso che coinvolge tanti elementi. La musica è un mondo bellissimo perché dalla condivisione e dalla contaminazione possono nascere idee che difficilmente verrebbero fuori rimanendo nella propria comfort zone. E’ bello confrontarsi con altri punti di vista, specie se il dialogo è costruttivo.
Come bilanci la parte emotiva con quella tecnica quando registri un pezzo così crudo e diretto?
Mi piace pensare che l’aspetto tecnico debba essere funzionale all’emozione che da vita al brano. In genere eseguo la parte strumentale, dopodiché la voce, ma altre volte è successo di registrare entrambe nello stesso momento. Dipende dal mood e dall’intenzionalità della canzone.
Credi che l’arte possa ancora essere una forma di resistenza?
L’arte indipendente e non quella figlia di logiche di business o di mercato, è assolutamente resistenza. E’ grido, è voce, è un urlo primordiale in faccia alle persone, è un canto che, anche se stonato, è senza autotune, senza filtri o orpelli vari, è un messaggio diretto, reale, senza fronzoli d’ipocrisia oggi definiti politically correct.
L’Arte, degna di essere definita tale, è, e deve essere, necessariamente resistenza, nonostante il loco su cui attecchisce si sia impoverito inesorabilmente col passare degli anni.


