“Congenita” è una riflessione sonora sull’inevitabilità del vivere. Sonny and the Stork mescolano alternative rock, introspezione e testi carichi di simboli, per un viaggio emotivo che parla di origine, metamorfosi e lotta interiore. Un brano che scuote e accompagna, come un’onda che non smette di infrangersi.

Ragazzi, è un piacere avervi qui. “Congenita” è nato da una lunga elaborazione o da un lampo di genio?

Piacere nostro, grazie per l’opportunità.

“Congenita” è uno di quei brani nati in cinque minuti, scaturito dall’esigenza di buttare fuori i propri pensieri in musica e cercare, così, di esorcizzarli. L’unico aspetto che ha richiesto parecchio tempo è la chiusa “Mi sembra di camminare in diagonale” nata da un’esperienza reale di mal di terra, terribile sì ma, determinante per completare finalmente il testo.

Quali temi avete scelto di trattare?

I temi sono le origini, l’entropia e l’attimo, il fiume visto come partenza della nostra vita, un’eterna rincorsa verso il mare, la nostra realizzazione con tutte le difficoltà e le meraviglie che incontreremo e ci porteranno fino alla fine.

Credete che la metamorfosi, nella vita dell’uomo, sia inevitabile? Perché?

Il cambiamento è alla base del tutto, noi e ciò che ci circonda, siamo in movimento ed in evoluzione, tutto ha un inizio ed una fine ed influisce sul tutto mentre si esprime, la condizione di entropia eterna può far paura perché crea una situazione di incertezza ma, è anche un sintomo della vita stessa.

Dal punto di vista musicale, quali generi vi hanno ispirato?

Sicuramente, per questo brano, Radiohead, Pearl Jam e Motta.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.