Intrighi e romanticismo nel nuovo romanzo di Leila Cimarelli dal titolo “I dodici rintocchi” uscito per Msciulli Edizioni. Ambientato verso la fine della prima decade del nuovo millennio, tra Roma e Parigi. Sarà la distanza a rivelare nuove scenari in una storia d’amore?

La trama inizia con un incontro durante una festa in maschera. Qual è il significato simbolico di questo evento iniziale nella narrazione?
Ho voluto regalare ai due protagonisti, un po’ timidi per natura, un modo per rompere il ghiaccio, nascondendosi dietro i loro travestimenti. A volte, quando si ha un carattere non troppo sicuro, un po’ per paura e un po’ per timidezza, diventa difficile fare il primo passo, verso qualcuno o qualcuna che attira la nostra attenzione. Così, per i miei due protagonisti, Elettra e Gabriele, ho deciso di far provare quello che viene comunemente chiamato con il termine ‘colpo di fulmine’ . Io mi sono servita di Cindy Lauper e Salvador Dalì, affinché quei due ragazzi potessero conoscersi e iniziare a vivere un amore passionale e imprevedibile.
Hai scelto di ambientare il romanzo in due periodi distinti della vita dei protagonisti. Come hai affrontato la sfida di raccontare l’evoluzione di Elettra e Gabriele nel tempo?
Volevo che i lettori e le lettrici potessero veder crescere e maturare i due protagonisti. Non è un caso che detto la parola ‘vedere’, perché in molti mi hanno detto che più che immaginare, hanno visto le scene raccontate, come se fosse un film. Il mio intento principale era quello di raccontare una storia che potesse essere vera, facendo conoscere Elettra e Gabriele come due adolescenti alle prese con i primi batticuori, le prime scelte importanti e i primi problemi da giovani adulti. Chiaramente, come accade nella vita di tutti i giorni, più passa il tempo, più si matura e più si affrontano situazioni complesse e difficili da gestire. Ovviamente, c’è spazio anche per sognare ed emozionarsi.
Qual è il messaggio principale che speri i lettori possano trarre da I dodici rintocchi?
Nella storia d’amore tra Elettra e Gabriele, oltre a parlare della maturazione, della scelta da prendere per il futuro, c’è anche un argomento che mi sta molto a cuore: la violenza sulle donne. Quando i tg parlarono del femminicidio di Giulia Cecchettin, stavo lavorando alla revisione del romanzo. La notizia di quell’ennesimo atto di violenza nei confronti di una giovane donna da parte di chi diceva di amarla, mi ha colpita talmente tanto da aver deciso di parlarne, attraverso il personaggio di Elettra e di riflesso di Gabriele. Spero che le lettrici e anche i lettori, facciano attenzione a dei comportamenti che ho inserito e che mettono in luce quei comportamenti che oltre a essere sbagliati, sono pericolosi. Solitamente si parla di ‘amore tossico’, quando le cronache parlano di questi omicidi, ma non trovo sia corretto etichettarli in questo modo, perché l’amore è una cosa pulita e non merita di essere sporcato in questo modo.
Il tuo romanzo parla della forza dell’amore, ma anche del peso delle scelte. Quanto c’è di autobiografico in questa storia, e quanto invece è pura finzione?
Prendere delle scelte nella vita è inevitabile. Sia che queste siano serie o meno, prendere delle decisioni ci porta anche a maturare e a fare i conti con ciò che vogliamo nella nostra vita. Nella mia vita mi sono trovata spesso a dover prendere delle decisioni e mai a cuor leggero. Se c’è una cosa che non ho mai fatto è stato quello di scappare dalle mie responsabilità. E in qualche modo, ho trasferito questa parte del mio carattere anche ad Elettra. Per il resto, la fantasia ha fatto il resto, dando vita a una storia d’amore travolgente e in grado di far sognare chiunque decida di entrare nel mondo di Elettra e Gabriele.


