È morto ieri il giornalista e scrittore Luca Goldoni, appassionato di cronaca nera e inviato di guerra, che era ricoverato da giorni all’ospedale di Bologna.
Nella sua lunga e poliedrica carriera, è stato anche una delle personalità di spicco di celebri testate come Il Corriere della Sera, QN, Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione, dove collaborò mettendo sempre al primo posto l’impegno, la passione e il piglio critico nei confronti dei costumi italiani.
Vincitore di importanti premi, tra i quali si ricordino il Libro d’Oro e la Palma d’Oro al salone dell’umorismo per il libro “Non ho parole”, Goldoni è stato un uomo di grande cultura, da sempre vicino a personaggi come la duchessa Maria Luigia, una delle mogli di Napoleone; tra le sue opere di grande spessore si distinguono “Il guinzaglio”, “Il sopravvissuto”, “Il mare nell’anima”, “Cioè”, “Tranelli d’Italia” e “Francesco Baracca”, scritto a cui lavorò anche il figlio giornalista Alessandro.
Durante la sua vita professionale si è distinto per l’attenzione alle tematiche sociali, con un occhio di riguardo all’umanità in toto, mantenendo uno spirito umorista col quale riusciva a cogliere i lati più nascosti della realtà degli italiani, passando dalla storia alla politica al costume. Attraverso le pagine dei suoi approfondimenti “Viaggio in provincia”, “Bologna Kaputt” o “Mettevamo il prete a letto” spicca la curiosità dello scrittore, intesa come motore di tutte le azioni volte a carpire e vivere ogni aspetto esistenziale.
Con lui se ne va un uomo di grande calibro, di spiccata cultura e sensibilità acuta, destinato a segnare una profonda perdita nel mondo del giornalismo.