Cinquantadue anni fa nasceva a Torino Ezio Bosso, direttore d’orchestra, compositore, contrabbassista e pianista.
Dopo il debutto, a soli sedici anni in Francia, si iscrive all’Accademia di Vienna, collaborando con tante orchestre europee, basti pensare a Chamber Orchestra of Europe, Festival Strings Lüzern, Deutsche Kammer-Virtuosen.
Uomo di grande cultura, si è sempre distinto per il suo eclettismo, la sua versatilità e la sua formazione classica, che gli hanno garantito importanti occasioni con prestigiose istituzioni musicali come la Royal Festival Hall di Londra, Sydney Opera House, Palacio de Bellas Artes di Mexico City, Teatro Colón di Buenos Aires.
Ha partecipato a celebri programmi televisivi, basti pensare all’esibizione a Sanremo nel 2016 e al programma di Rai3 “Che storia è la musica”.
Il suo amore per la musica lo ha accompagnato in tutto il periodo della malattia – che lo ha colpito nel 2011, anno in cui ha subito un intervento al cervello e una sindrome neurodegenerativa.
Non ha mai smesso di comporre, fino all’ultimo respiro, nemmeno quando è stato colpito da una lunga malattia alle mani, dal momento che, come lui stesso amava ricordare, “la musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare.”
“Il domani si può immaginare.
Quella immaginazione può anche cambiare ogni giorno fino al domani.
E per immaginarlo si può e si deve guardare a ieri. Ma non si può immaginare il domani stando bloccati nell’oggi e sperando solo di reiterarlo.
Un oggi che non è nemmeno naturale”.