Amore, passione e dedizione: queste sono le caratteristiche che denotano da sempre il talento di un’attrice – pugliese di origine ma cittadina del mondo – che ha consacrato la sua vita all’arte.
Anima errante, eterna viaggiatrice e sognatrice, Irene Antonucci in quest’intervista ci racconta gli ultimi progetti lavorativi, tra la voglia di sperimentazione e la ricerca dell’essenza umana che la contraddistinguono.
Ciao Irene, com’è nata la tua passione per lo spettacolo e per la cultura latina?
“Ho intrapreso questo percorso quando avevo 14 anni, lavorando nel campo pubblicitario, ma anche teatrale e cinematografico. Ho da sempre avvertito il bisogno di nuovi stimoli e, circa un anno e mezzo fa, esattamente a dicembre del 2021, ho conosciuto dei registi colombiani. All’epoca lavoravo per alcuni miei progetti, non solo come attrice ma anche come regista: ad esempio, lo spettacolo “Disuniti” insieme a Domenico Palmiero e la serie “Differenze Generazionali” con la quale ho vinto al “Digital Media Fest” il premio Bogotà Web Fest.
Insomma, ci sono stati una serie di segnali che mi hanno portata a domandarmi cosa fosse la Colombia; durante il mio viaggio alla scoperta di questa nuova terra ho imparato una nuova lingua meravigliosa e ho iniziato a studiare il mercato, le agenzie. In due settimane ho fissato diversi appuntamenti con gli agenti e ho riscontrato un mercato molto bello, meritocratico e propenso a lavorare con me. Ho da subito percepito un grande rispetto riservato al mestiere dell’attore e del regista.
Il mio amore per la Colombia è stato un amore in crescendo, a partire dalla voglia di imparare una nuova lingua al desiderio di sperimentare un altro mercato. Ho aperto la mia vita a nuove esperienze e a nuove opportunità perché penso che non si debba confinare il proprio mestiere a una regione o a uno stato. Possiamo sempre darci l’opportunità di sperimentare altrove. Il nostro unico limite è la mente perché, alla fine, tutto si impara.”
Un’artista a tutto tondo. Che significato ha per te l’arte?
“Rappresenta il respiro per l’essere umano che può esprimere la sua vera essenza ed essere sé stesso. Viviamo in un mondo fatto di troppe maschere e il posto in cui l’essere umano può riconoscersi, rivedersi ed esprimere la sua essenza è l’arte: nel mio caso da attrice, attraverso i miei personaggi nei quali riverso tutto l’amore e tutta la passione che, a volte, per varie circostanze della vita quotidiana, siamo costretti a dover trattenere. L’arte, invece, può permetterci di farli fluire.”
Come vedi sia cambiato il mondo del cinema nel tempo?
“Ci sono stati tanti cambiamenti dal punto di vista produttivo, con tante produzioni, piccole, medie e grandi. Ad oggi, dopo il covid, è tutto ripartito a pieno regime, c’è più voglia di sperimentazione. In passato eravamo molto legati ad un solo genere, quello della commedia; ora noto con piacere che si cerca di sperimentare anche altro, ad esempio il thriller psicologico ecc. Inoltre, stanno nascendo tantissime co-produzioni internazionali. L’Italia si sta aprendo al mondo intero.”
Ci parli della pellicola “Inventario”. Che personaggio interpreti?
“Interpreto una cineasta italiana. Il ruolo era nato per una colombiana con un accento francese ma, dato il profondo amore del regista per l’Italia e il suo interesse verso il mio accento e la mia interpretazione, è stata cambiata buona parte del copione rispetto al ruolo immaginato inizialmente. È stato molto bello lavorare a questo progetto perché si tratta di un thriller psicologico, con sette personaggi che vivono all’interno di un appartamento e ognuno fa parte dell’alta borghesia (medico, cineasta, pittore). Durante il periodo della pandemia decidono di fare una sorta di confinamento illegale all’interno di una casa. Attraverso lo svolgimento della storia emerge come le maschere cadano alla fine e quanto, anche nelle situazioni più agevoli, possano nascondersi tanti scheletri nell’armadio, capaci di generare una distruzione sociale.”
Cosa ci sai dire di Runner, invece?
“Mentre ero dall’altra parte del mondo ho fatto il provino per il film “Runner” con la regia di Nicola Barnaba. Io ho lavorato a questo progetto in Calabria e ho interpretato il ruolo di direttrice di un hotel, accanto all’attore Francesco Montanari. Si è trattato di un ruolo semplice, per cui non ho dovuto fare uno studio articolato del personaggio. Inoltre, l’estate scorsa, mentre ero in Italia, ho superato il provino per il film “Rumore” dove interpretavo una segretaria assieme a Ivan Castiglione. Questi sono stati i miei ultimi progetti a livello cinematografico.”
Com’è nato il progetto del videoclip “Volver A Amar”? È stata la prima volta che giravi un videoclip?
“Sono stata contattata da Daniele Urciuolo e Alfiere Productions per lavorare come attrice in questo progetto. Mi hanno chiesto di scrivere il ritornello e di cantarlo insieme al cantante Vemo. La produzione musicale è di Luca Coretti e uscirà a breve. Questo lavoro celebra la connessione con il Sud America, dal momento che tutto il ritornello è scritto in spagnolo, così come il titolo.
Non è stato il mio primo videoclip, gli altri a cui ho preso parte sono stati quelli delle mie canzoni. Col tempo, ho un po’ tralasciato questo ambito perché, principalmente in Italia, si cerca di circoscrivere il proprio mestiere a un solo settore.
È in Colombia che ho scoperto quanto sia bella e apprezzata la poliedricità. È un plus per l’artista. Oggi, fortunatamente, qualcosa sta cambiando anche in Italia. Questo significa che stiamo iniziando ad avere un respiro più internazionale, l’artista può fare tante cose contemporaneamente. Io penso che l’unica costante debbano essere la preparazione e la competenza. Non c’è un limite all’arte.”
A quale personaggio che hai interpretato pensi di essere più legata?
“Per “Inventario” è stato interessante lavorare su un aspetto che, in qualche modo, avesse una mia caratteristica. Infatti, sicuramente Catalina Martinelli ha delle caratteristiche di Irene e viceversa. Essendo un thriller psicologico ho dovuto fare un profondo lavoro di introspezione. Dunque, tra gli ultimi lavori, il ruolo che mi ha dato una scossa in più è questo.
Ad oggi cosa diresti alla Irene di tanti anni fa, che sognava questo mondo?
“Le direi di non avere paura e di non perdere la propria essenza. Prima o poi le soddisfazioni, le consapevolezze e i desideri troveranno la propria strada.”
Vuoi aggiungere altro?
“Ci tengo molto a instaurare un rapporto umano con le persone per un parere, un confronto o un dialogo. Ad esempio, attraverso i canali social, soprattutto YouTube e Instagram, fornisco anche delle pillole gratuite agli attori. Metto a disposizione le mie esperienze, dò consigli su come trasferirsi all’estero, su come funzionano i casting in Colombia e come fare un self-tape. Si tratta di tips rivolte non solo agli attori ma anche a tutte quelle persone curiose o che vogliano approfondire e di avvicinarsi a questo mondo.”







