di Luca Marrone

Modena. Nuovi dettagli sull’ultima notte di Alice Neri, la giovane rivenuta carbonizzata nel bagagliaio della sua auto nelle campagne di Concordia, nel Modenese, venerdì 18 novembre 2022.

La difesa di Mohamed Gaaloul il 29enne tunisino, principale sospettato del delitto, ha preso in esame i filmati che mostrano tutte le auto che, la mattina del 18 novembre, tra le 5 e le 7, sono transitate per via Mazzalupi e l’hanno percorsa nei due sensi di marcia, da nord a sud. La Ford di Alice ha imboccato la strada alle 5,14 e si è diretta verso via Dugale Secondo, dove l’auto è stata in seguito rinvenuta bruciata. Un’altra auto ha imboccato via Mazzalupi e non risulta ne sia uscita. Dalle immagini delle telecamere di sorveglianza sembrerebbe una vettura scura. “O si tratta di un’auto che si è fermata in una delle pochissime abitazioni che ci sono in via Mazzalupi”, spiega l’avvocato Roberto Ghini, difensore di Gaaloul, “oppure l’alternativa è che abbia imboccato via Dugale Secondo, dove la vettura della vittima è stata data alle fiamme. Da via Mazzalupi l’unica uscita alternativa è proprio quella, via Dugale Secondo.”

Gli organi di stampa parlano poi dell’acquisizione, da parte degli investigatori, di nuove tracce relative al cellulare di Alice, di cui sono stati recuperati e analizzati dei frammenti. Nuove tracce attestanti, in particolare, l’uso dell’app “Google telefono” alle 6,21 del 18 novembre. È stata Alice a utilizzarla? Nel caso, intendeva chiedere aiuto? Un ulteriore dato, quindi, che va ad aggiungersi a quanto già emerso, relativamente alla notte del delitto. Sappiamo che alle 3,34, con lo stesso telefono, qualcuno ha impiegato l’applicazione “Maps” per cercare la località di Ravarino. Forse Alice, al fine di individuare la strada più veloce, da Concordia, per fare ritorno a casa. Dopo qualche minuto, alle 3,39, una nuova ricerca, questa volta relativa a Vallalta, la frazione in cui viveva Gaaloul. Alle 3,41 si è interrotta la registrazione delle posizioni. Alle 4,09, qualcuno – Alice? – ha utilizzato “WhatsApp” per inviare un messaggio. La dinamica degli eventi di quella notte resta, per il momento, un mistero.

Dagli accertamenti medicolegali effettuati sui resti della vittima, intanto, è emersa la presenza di alcune fratture sulle ossa lunghe che, a quanto si legge sul Resto del Carlino, risulterebbero compatibili con il “deterioramento” da rogo. Sembra comunque che verrà richiesta un’ulteriore consulenza per verificare le vere cause delle fratture, nell’eventualità che possano avere origine traumatica ed essere dunque conseguenti a un’azione violenta.

Nei giorni scorsi, il Gip ha rinviato al 6 marzo l’incidente probatorio richiesto dalla Procura, per consentire alla difesa di sbobinare e trascrivere intercettazioni ambientali relative a tre tunisini che, la mattina del 18 novembre, avrebbero visto il 29enne sospettato con i vestiti sporchi di olio, dettaglio forse idoneo a porre lo stesso in correlazione con il delitto. L’olio potrebbe infatti essere quello impiegato come “accelerante” del rogo. La difesa intende però accertare l’effettiva credibilità dei tre testimoni, che sembrerebbero aver riferito con la massima precisione data e ora dell’incontro con Gaaloul a un mese dall’evento. Il dato in sé della presenza delle macchie sugli abiti del sospettato, inoltre, potrebbe non rivelarsi decisivo per ricondurre lo stesso al delitto: qualcuno avrebbe infatti riferito che il 29enne era spesso sporco di olio proprio a causa dei lavori cui si dedicava.