di Luca Marrone

Napoli. Disposte ulteriori indagini relative alla vicenda di Tiziana Cantone, la 31enne trovata senza vita il 13 settembre 2016, nell’abitazione della madre, a Mugnano.

La morte era correlata alla diffusione su Internet di suoi video pornografici amatoriali. Nel 2015, proprio a causa di tale circostanza, la giovane era finita al centro di una vera e propria gogna mediatica: non poteva uscire di casa, aveva provato inutilmente a trasferirsi in un’altra città, aveva cambiato il proprio cognome adottando quello della madre e deciso, infine, di sporgere denuncia, richiedendo che i video venissero rimossi dalla rete. L’esposto presentato non aveva sortito gli esiti sperati, il materiale aveva continuato a circolare su Internet.

Oggi, a ordinare nuove investigazioni, è il Giudice per le indagini preliminari di Napoli nord, Raffaele Coppola. Gli avvocati Gianluca Condrò, Stefano Marcialis ed Emiliano Iasevoli, che assistono la madre di Tiziana, Maria Teresa Giglio, si erano opposti alla richiesta di archiviazione proposta dal pubblico ministero Giovanni Corona. Che, dopo l’apertura di un fascicolo per omicidio volontario a carico di ignoti, aveva fatto riesumare la salma, ordinato un esame autoptico non effettuato in precedenza sui resti della giovane e riconsiderato l’originaria ipotesi, quella del suicidio per impiccagione, ritenendo non concretamente percorribile lo scenario dell’omicidio.

Come già avvenuto per il primo fascicolo aperto, nel 2016, dalla Procura di Napoli nord (reato ipotizzato all’epoca, istigazione al suicidio legata ai video pubblicati in rete), si era dunque giunti alla menzionata richiesta di archiviazione. La determinazione in tal senso era maturata proprio all’esito dell’autopsia del 2021, che non avrebbe posto in evidenza tracce di strangolamento.

L’esame in questione era stato però disposto a più di quattro anni dal decesso. E ciò, nonostante il medico legale intervenuto all’epoca della morte di Tiziana, indicato negli atti come dottor Pennacchio, avesse “fornito una chiara indicazione dopo il primo sopralluogo, con la richiesta di esame autoptico.” È quanto si legge sul Mattino del 20 dicembre scorso. Per quanto riguarda l’opposizione all’archiviazione, i consulenti di parte, Vittorio Fineschi (ordinario di medicina legale all’università “la Sapienza”) e Aniello Maiese (docente presso l’Università di Pisa) avevano rilevato appunto che “la mancata esecuzione di tutti gli essenziali accertamenti (tra cui l’autopsia subito dopo il decesso) non consentono di individuare la causa e i mezzi della morte della povera Tiziana Cantone.” Gli stessi specialisti avevano poi evidenziato la presenza, sul corpo della donna, di una lesione sospetta: “Tale lesione”, hanno scritto, “può risultare pienamente compatibile con una unghiatura.” “Impossibile”, si legge ancora nella loro relazione, “escludere una metodica asfittica riconducibile a strangolamento.”

In esito alla pronuncia del Gip, entro novanta giorni si dovrà quindi procedere a nuove indagini sulla posizione del cadavere, sul foulard impiegato come cappio e sulla panchetta ginnica presente all’interno dell’appartamento di Mugnano, alla quale Tiziana è stata trovata impiccata. A quanto riporta SkyTg24, è stato nominato un perito che analizzando appunto “l’attrezzo ginnico, il foulard e la posizione in cui la Cantone è stata ritrovata, possa, mediante esperimento giudiziale, accertare la compatibilità dei reperti con un decesso per asfissia da impiccagione”. Si valuterà quindi, tra l’altro, l’effettiva capacità della panchetta di reggere il peso di un corpo in contrazione.