di Luca Marrone
Bergamo. Non è ancora chiuso il caso dell’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011, per cui è stato condannato in via definitiva Massimo Bossetti.
Letizia Ruggeri, la pm di Bergamo che coordinò le indagini sul delitto, è stata iscritta nel registro degli indagati per frode in processo penale e depistaggio. All’origine della decisione del giudice per le indagini preliminari di Venezia, Alberto Scaramuzza – competente sui magistrati di Bergamo – vi è la necessità di individuare eventuali responsabilità nella gestione e conservazione dei campioni di Dna rinvenuti sul corpo e sui vestiti di Yara. Materiale risultato decisivo per la condanna di Bossetti. La difesa del muratore di Mapello ha da tempo focalizzato la sua battaglia sulla validità di tali prove genetiche, chiedendo di poter rianalizzare 54 provette contenenti la traccia biologica mista di vittima e aggressore. Il 21 gennaio scorso, la Cassazione aveva accolto un ricorso della difesa e stabilito che gli avvocati avessero diritto di accedere al materiale biologico.
I difensori di Bossetti, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, chiedevano infatti di poter esaminare i reperti al fine di promuovere un’eventuale azione di revisione del processo. Nella sentenza si ricordava come dal provvedimento di confisca emesso dai giudici d’assise di Bergamo “era emersa l’esistenza di provette contenenti 54 campioni di Dna estratti dagli slip (dove è stata trovata la traccia di “Ignoto 1” attribuita a Bossetti, ndr) e dai leggings della vittima, nonostante la sentenza della Corte di Cassazione che aveva confermato la condanna di Bossetti avesse dato atto del totale esaurimento del materiale genetico.” Reperti che dunque potevano essere sottoposti all’analisi dei consulenti della difesa del condannato.
La questione su cui si è ora pronunciato il tribunale di Venezia riguarda lo spostamento dei campioni di Dna dal frigorifero dell’ospedale San Raffaele di Milano all’ufficio Corpi di reato del tribunale di Bergamo. Per l’avvocato Salvagni, tale trasferimento avrebbe potuto deteriorare il Dna con l’interruzione della cosiddetta catena del freddo (i campioni erano conservati a 80 gradi sottozero). Ciò, impedendo ulteriori analisi. Nell’atto di opposizione all’archiviazione si ribadisce che il 26 novembre 2019, la difesa ha richiesto l’accesso ai campioni di Dna, ottenendo l’autorizzazione il giorno successivo. Senza sapere che il pm Ruggeri aveva già chiesto di spostare le provette: il 21 novembre, i 54 campioni erano stati appunto tolti dal frigo del San Raffaele e consegnati ai carabinieri di Bergamo, raggiungendo quindi il tribunale il 2 dicembre 2019, “12 giorni dopo”.
Il giudice Scaramuzza ha dunque sollecitato ulteriori indagini. Per il gip veneto, la trasmissione degli atti alla Procura è l’unico “provvedimento adottabile” a fronte di una “denunzia querela in un atto di opposizione” presentato dai difensori del condannato. L’invio degli atti al pm di Venezia e l’iscrizione nel registro degli indagati sono necessari per “permettere al pm una compiuta valutazione anche della sua posizione in relazione a tutte le doglianze dell’opponente” che richiedono “un necessario approfondimento al fine di permettere alla stessa un’adeguata difesa.”
Scaramuzza ha, invece, ordinato l’archiviazione delle posizioni di Giovanni Petillo e Laura Epis, rispettivamente presidente della Prima sezione penale del tribunale di Bergamo e funzionaria responsabile dell’Ufficio corpi di reato, precedentemente indagati per la conservazione dei campioni.
L’avvocato Salvagni del collegio difensivo di Bossetti, afferma: “Da garantista come sono, non posso che esserlo anche ora. Aspettiamo le decisioni del Pm di Venezia. Resta un dato oggettivo: i reperti sotto sequestro non possono essere distrutti senza provvedimento di autorizzazione di un giudice e se qualcuno lo fa commette un reato”. “Il gip”, prosegue l’avvocato “ci ha detto col proprio provvedimento che purtroppo i 54 campioni di Dna utilizzati proprio per arrivare alla identificazione di Ignoto 1 e poi indispensabili per la condanna di Massimo Bossetti sono stati distrutti. Ora occorre individuare le responsabilità.”
Il procuratore di Bergamo, Antonio Chiappani, si dice “francamente sorpreso” dell’iscrizione nel registro degli indagati della pm. I 54 residui organici erano “rimasti regolarmente crio-conservati in una cella frigorifera dell’istituto San Raffaele fino a novembre 2019, quindi oltre un anno dopo il passaggio in giudicato della sentenza della condanna, e solo successivamente confiscati come prevede il Codice di procedura”, considera il capo della Procura orobica. “Il provvedimento di Venezia arriva dopo che per altre due volte la Corte d’Assise di Bergamo aveva negato ai difensori l’accesso a tali provette e dopo che la procura di Venezia aveva chiesto l’archiviazione della posizione del presidente della Corte d’Assise di Bergamo e di una cancelliera a seguito della denuncia per depistaggio, e dopo che la Corte d’Assise di Bergamo aveva disposto la trasmissione degli atti a Venezia per la valutazione delle accuse di illegalità che la difesa di Bossetti aveva avanzato nei confronti della Procura di Bergamo” conclude Chiappani. “Mi pare di capire che vi sia stata una specifica richiesta al gip di trasmissione atti alla Procura di Venezia da parte della difesa di Bossetti contro il pm Letizia Ruggeri. E quindi il provvedimento del gip possa inserirsi nel quadro di questa nuova denuncia. Sono fiducioso che in sede di indagini emergerà la correttezza dei comportamenti tenuti dalla collega.”
