1000Streets la vis viva di Electro Way copertina

1000Streets: la vis viva di “Electro Way”

 

Primo grande disco di un’orchestra di swing che manipola il suono fin dentro le trame internazionali.

 

Si intitola “Electro Way” forse un vero primo disco ufficiale della 1000 Streets’ Orchestra dentro cui campeggiano l’energie di ben 55 collaborazioni, tra tecnici ed artisti. Una Big Band dunque al servizio dello swing che però devia dentro suoni anche digitali, suoni moderni ma dalle soluzioni classiche. Il “charleston” con le dovute virgolette, lo swing e la dance divengono dialoghi moderni e si concedeno anche deviazioni interessanti dai toni noir, spruzzate di rap e di dub metropolitano. Insomma, la minestra è piena zeppa di ingredienti diversi da gustarseli con molta attenzione.

1000Streets: la vis viva di “Electro Way” – la nostra intervista

Primo disco per la 1000 Streets’ Orchestra. Come si forma, come nasce e dove trovate la quadra per mettere assieme oltre 50 persone?

L’orchestra è nata nel 2016 con l’intenzione di percorrere tante strade artistiche, da cui il nome. Siamo nati con la formazione “classica” di big band che vede sul palcoscenico una ventina di musicisti. Negli anni abbiamo avuto la fortuna di fare tante meravigliose collaborazioni, ma era arrivato il momento di fare il nostro primo album, con la nostra musica originale, quella che ci frullava in testa da un bel po’. È stata l’occasione per riunire tutti i nostri collaboratori del passato e per coinvolgere nuove figure artistiche, arrivando così a una squadra di circa 50 persone. Non è stato sicuramente semplice gestire e coordinare un collettivo così grande, ma l’impegno è stato premiato da moltissime emozioni e tanta nuova energia.

Tra l’altro ci incuriosisce questo progetto così numeroso in tempo assurdi dove tutti gli artisti cercano di ridurre al minimo il capitale umano vista la crisi profonda…

C’è sicuramente tanta voglia di farci sentire, l’impatto sonoro che un gruppo così grande può regalare è impareggiabile. È molto complesso portare in studio e dal vivo un’orchestra al giorno d’oggi, ma per fortuna non è impossibile.

1000Streets foto

Un disco di pop digitale, swing elettrico, una fusion a tutto tondo. Dall’Italia siete proprio scappati vero?

Una delle caratteristiche principali della nostra città natale (Trieste) è la varietà di etnie e loro continuo mescolarsi. Abbiamo la fortuna di collaborare con musicisti italiani ma non solo. Solo per fare un esempio, i nostri 3 frontmen arrivano da Milano, Croazia e Repubblica Dominicana, come non sfruttare questa meravigliosa “diversità”?

Belli anche i video. Colorati, pop, glamour a loro modo. Qualche curiosità in merito?

È stato un lavoro molto particolare, con le difficoltà di realizzare un album in piena pandemia abbiamo dovuto reinventarci e pensare a una soluzione che potesse vedere sullo schermo tutta l’orchestra senza mettere in pericolo nessuno con la realizzazione di riprese di gruppo. Abbiamo quindi deciso di riprendere ogni musicista, cantante, ballerina, comparsa singolarmente davanti al green screen per poi fare qualche mese di montaggio. Insieme all’album è tra l’altro nato Tommy on the bone, la nostra mascotte, che grazie alla mano degli animatori e alla tecnologia cinematografica ha potuto effettivamente far parte dell’orchestra.

Tra l’altro sono molte le collaborazioni internazionali vero?

Come dicevo sopra, viviamo in una terra di confine, dove è normale confrontarsi e collaborare con artisti esteri. Da qui è nata anche la decisione di scrivere le canzoni in inglese e spagnolo, vogliamo proporre la nostra musica a tutti, ma ciò non esclude un futuro lavoro in italiano.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.