Un’intervista che si muove tra riflessione e racconto personale, esplorando il senso più profondo di “Flussi di vita”. Anna Dari emerge come un’artista che non cerca risposte facili, ma prova a restituire attraverso la musica un’esperienza autentica e in continuo cambiamento.

“Flussi di vita” porta con sé una visione molto precisa, quasi filosofica. Quanto la tua esperienza personale ha influenzato la scrittura di questo brano?
Molto perché questo brano nasce proprio da una situazione di vita vissuta fine 2025 e inizio 2026 in parte bella , in parte no, dalla quale ho tratto la rinnovata consapevolezza, di matrice buddista, che bisogna accettare tutte le situazione di vita che ci accadono, nel bene e nel male, come flussi di vita che bisogna lasciar scorrere senza fargene travolgere, né in un senso né nell’altro.
C’è un passaggio del comunicato che parla di “serena rassegnazione”. È un concetto difficile da accettare. Ti ha aiutato la musica a renderlo più chiaro anche per te?
No, mi ha aiutato il percorso buddista praticato per 3 anni una decina di anni fa, che mi è venuto in soccorso ma la musica è stato, come sempre, il meraviglioso mezzo che mi ha permesso di portare alla luce le mie sensazioni, e in questo caso la mia percezione della realtà, trasformando uno stato d’animo di sofferenza in ritrovata serenità anche attraverso un’ espressione in musica.
A livello sonoro il pezzo è molto coerente, forse anche fin troppo lineare in alcuni momenti. Hai mai pensato di inserire un elemento più spiazzante o preferisci mantenere questa continuità?
In effetti è la prima volta che un mio brano mantiene la stessa linea melodica, ritmica e armonica lineare fino alla fine mentre in tutte le mie composizioni hanno sempre avuto uno o più elementi spiazzanti. In questo caso però la sensazione del flusso continuo che scivola via, come l’acqua di un fiume tranquillo, non in piena, che provavo a livello emotivo nel comporre, ha, come dire dettato legge, traducendosi appunto in una melodia continua molto lineare e dolcemente ossessiva .
Guardando alla tua carriera, dopo un periodo di silenzio così forte, senti che oggi stai vivendo una fase più libera o più consapevole?
Direi più ancora più consapevole e intimista di quanto non lo fosse già diventata con le composizioni del 2017 a partire da Assolo , mio cavallo di battaglia, anche li’ arrivate dopo 2 anni di ferma . Dal mio primo brano Broken heart del lontano 2007 di ispirazione blues ad oggi c’ è stato un lungo percorso di crescita ed evoluzione stilistica ma senza rinnegare le composizioni del mio primo periodo compositivo che mi hanno regalato il bellissimo dono inaspettato della creazione artistica autoterapeutica come racconto nel mio libro Prigioniera Libera che molto a breve sta per essere ripubblicato in terza edizione aggiornata .


