di Marco Vittoria
Si intitola “Moderne solitudini” il nuovo disco di Marcello Parrilli. In rete i video ufficiali.
Anticipato dal singolo “Perso nei tuoi occhi”, lanciato poi alla critica con il secondo singolo estratto “La resa” e infine con “Ora non ho più paura” – tutti video ufficiali presenti in rete – il cantautore toscano Marcello Parrilli torna in scena con un disco di ruvido Pop d’autore di sfacciata direzione americana, con questa voce dal timbro inconfondibile e con quell’aria sbarazzina e un filo dannata che c’è dietro la necessità di cantare il tempo che viviamo fatto di “Moderne Solitudini”… Mai titolo fu più didascalico per fotografare un quadro sociale intriso di un decadentismo quasi globale. E in questo scenario non si placa la fiducia alle belle sensazioni umane e spirituali in cui svetta su tutte la delicatissima “Cercando la luna”, preghiera laica che mi piace leggere con un moto di belle speranze. La canzone d’autore pulita e senza pretese, una tradizione tutta italiana.
Ho letto spesso di rimandi ad un suono americano circa questo tuo nuovo disco. Io ti faccio due nomi che mi saltano alla mente. Ascoltando “Ora non ho più paura” penso a Vasco e a quel certo modo di concepire il rock. Cosa ne pensi?
Si direi che Vasco è un artista che ho sempre ascoltato e ammirato e mi fa piacere che si senta in un certo qual modo una sua influenza…Mi sono sempre piaciuti gli arrangiamenti dei suoi brani, ha sempre avuto ottimi musicisti a suonare con lui, sia nei dischi che dal vivo.
Mentre ascoltando “Ragazza di Chiang Mai”, lo sviluppo della strofa in particolar modo, ci trovo la canzone leggera italiana degli anni ’60… e di questo che mi dici?
Probabilmente si… “Ragazza di Chiang Mai” è un brano che amo tantissimo perché parla di un viaggio che ho fatto in Tailandia con la mia compagna ed in quel brano suono l’ukulele che ho comprato e imparato a suonare proprio in quel viaggio… E’ una canzone che parla di amore e libertà.
Trovo comunque che “Cercando la luna” sia forse il momento più alto del disco. Se questo mare infinito che troppo spesso piange e quasi mai ride, se a noi resta soltanto la fede… Devo dunque pensare che come chiusa alluda ad una “resa” alla vita e alla dimensione “solitaria”?
Sì, è una canzone di speranza alla quale sono molto legato perché l’ho pubblicata per la prima volta in “Identità”, il mio primo album del 2009 ed è una canzone composta in adolescenza…Forse da giovane ero più romantico e meno diretto nel modo di scrivere
Il suono pop che torni a confezionare con Gianfilippo Boni… sei contrario alle rivoluzioni di stile?
No, non sono assolutamente contrario alle rivoluzioni di stile, ho fatto un disco di solo piano, “Piano Solo 2013”, ed uno di elettronica con la violinista H.E.R., “Violins and Wires 2018”, oltre ai miei dischi da cantautore dove comunque ho arrangiato i brani in vari generi. Amo molto sperimentare e lavorare a vari generi e stili, ma con Gianfilippo Boni mi sono sempre trovato bene fin da Medicanti di Umanità e quindi anche per questo ultimo lavoro ho preferito andare sul sicuro. Gianfilippo in studio riesce sempre a mettermi a mio agio e sa quali siano i musicisti migliori da chiamare per riuscire a dare il giusto sound. In questo disco hanno lavorato Lorenzo Forti al basso e Fabrizio Morganti alla batteria, due dei migliori turnisti del panorama nazionale.
Se non sbaglio sono 4 i video che hai pubblicato per celebrare la vita di questo disco. Che rapporto hai con questo canale di espressione? C’è una grandissima differenza tra “La resa” e “Ora non ho più paura”… Parlando di video… Cosa cercavi e cosa pensi di aver ottenuto?
I video realizzati per questo album sono tre, il primo singolo è stato “Perso nei tuoi occhi”, poi c’è stato il singolo di lancio del disco “La Resa” e poi due mesi fa è uscito il terzo video “Ora non ho più paura”. Mi piace molto lavorare ai videoclip, ho sempre lavorato con Lucio Lepri che ha curato la realizzazione di tutti miei video, anche dei miei precedenti album. Trovo che le immagini completino la canzone raccontando una storia possibile.
A chiudere: l’immaginario di questo nuovo disco di Marcello Parrilli è a luci soffuse. Che sia anche questa un’allegoria di vita?
Mi piace pensare che sia così… Di sicuro “Moderne solitudini” lo è stata nella fase di lockdown.


