di Marco Vittoria

LoaLo intervistato per voi in occasione dell’uscita della cover di “Ritornerai” di Bruno Lauzi, grande e indimenticato cantautore.

Perché hai scelto Bruno Lauzi?

In realtà l’idea di scegliere Lauzi come autore è partita da Massimo Moriconi. Entrambi crediamo che tutta la tradizione popolare è legata ai grandi genovesi che hanno lasciato tanto di quel potenziale culturale e artistico che secondo me ogni tanto ha bisogno di essere ricordato.

Lauzi, ahimè, è fra i tanti che molto spesso è poco riconosciuto. Si parla per esempio spesso di Tenco (che chiaramente è un grandissimo) mentre Lauzi non ha avuto questa enorme visibilità quanto lui o un Bindi.

Abbiamo scelto quindi questo brano di Lauzi perché ha mille significati. “Ritornerai” lo scrisse rivolto a una donna che alla fine della storia si rende conto che il suo posto era con lui.

“Prima o poi ritornerai e ripenserai” sono frasi che comunque fanno riflettere.

Inoltre voglio dire (e parlo anche a nome di Massimo) che questo brano sia armonicamente che melodicamente dice tanto. Sono tante le sensazioni che ci fa pervenire.

Che tipo di arrangiamenti dobbiamo aspettarci? Sarà in stile “moderno” oppure fedele all’originale?

Anche in questo caso ho passato la palla al mio illustre collega.

Inizialmente avevo scritto un arrangiamento che era molto jazzistico, avevo fatto delle sostituzioni armoniche. Più che altro per dare una nuova chiave di lettura a questo brano.

In seguito, riascoltandolo insieme, abbiamo deciso che la cosa migliore, più bella che si potesse fare era quella del dialogo fra gli strumenti, cioè una cosa più ariosa.

Prevede una chitarra che fa solamente la linea melodica, quindi nessun accordo e niente armonie e due bassi (suonati sempre da Massimo Moriconi) di cui uno fretless che “canta”.

In pratica non fa altro che cucire la melodia che faccio io insieme al basso con i tasti (che suona sempre lui). Quello che ascolterete sarà un basso con i tasti che fa la guida, l’esecuzione anche con delle triadi, quindi con degli accordi.

La linea melodica e delle parti di improvvisazione sono fatte da me e il tutto viene amalgamato da un basso fretless, che ripeto, fa quasi da risposta al canto della chitarra.

Dell’originale ci sarà pertanto solo il riferimento alla melodia.

Non perché non fosse bello l’originale, ma soltanto per dare una lettura diversa.

Mi piace sottolineare che quando un brano è bello non ha bisogno di essere riprodotto fedelmente com’è. Lo puoi suonare in qualunque genere.

Paradossalmente un brano che nasce Rock può diventare uno Swing piuttosto che Bossa Nova. Questo lo hanno dimostrato tantissimi altri arrangiatori e compositori, riprendendo altri brani e riproponendoli con arrangiamento diverso.

Diciamo che abbiamo rivestito un brano con molta delicatezza, perché stiamo parlando di musiche che sono pietre miliari della storia, della letteratura e della musica italiana.

L’abbiamo ripreso e non abbiamo fatto altro che dargli un’altra chiave di lettura.

Possiamo considerarlo più “moderno” ma in realtà gli abbiamo dato un colore diverso.

Qui non c’entra tanto il moderno o l’antico, perché a mio avviso anche l’arrangiamento originale era abbastanza avanti con i tempi.

Quel tempo è una marcia trionfale, è come se lui in quel momento avesse voluto gridare vittoria e dire “alla fine sei ritornata da me”. Quel tempo mi dà quella sensazione.

Sono previste anche versioni alternative? (Demo, remix ecc.)

Non lo escludo.

Personalmente stavo pensando di farne una versione remix.

Considerato il fatto che comunque il messaggio che vogliamo lanciare è diverso da quelli che possono essere gli scopi commerciali e quant’altro, in questo momento tutto quello che può essere alternativo è  una conseguenza di quello che succederà dopo.

Al momento ci accontentiamo di farla ascoltare così, però non escludo la possibilità di farne uscire una versione remix.

Com’è nata questa cover?

Io e Massimo ci conosciamo da un po’.

Molto spesso nelle nostre mille discussioni / telefonate / scambi di opinioni sulle quali devo essere sincero ci troviamo quasi sempre d’accordo, più delle volte abbiamo detto che quando avremmo avuto tempo si poteva registrare qualcosa insieme.

In questo momento (e parlo anche a nome di Massimo) in cui tutti abbiamo bisogno di stringerci la mano anche se pur non fisicamente e di abbracciarci perché siamo veramente distanti, come dico spesso, la musica è il collant migliore.

Quando eravamo al telefono e chiacchieravamo un po’ del più e del meno , sulla situazione attuale, buttandola lì, ho detto: “forse è arrivato il momento di registrare qualcosa insieme”. E devo dire che è partita da Massimo l’idea di prendere come autore Bruno Lauzi e lavorare proprio su questo.

Entrerà mai a fare parte di un album o di un EP?

Questo non lo escludo. Al momento è lontano da noi un concetto di tipo commerciale.

L’idea di un album o di un EP è legata a un discorso nostro. (Parlo anche a nome di Massimo) Non si esclude una collaborazione che possa poi confluire in un nostro album o, perché no, di un EP.

Il mese scorso hai iniziato delle dirette fb e Instagram x i tuoi fan… Com’è nata l’idea? Che riscontri hanno avuto? Ti manca il contatto con il pubblico?  

Diciamo che l’ultima domanda risponde alle prime.

Diciamo che io non sono molto amante delle dirette facebook in questo momento semplicemente perché lo trovo veramente deludente poter suonare da soli di fronte a una telecamera.

In realtà non sono delle vere e proprie dirette ma dei video che io registro in studio e poi mando in differita.

Io mi reputo un artista che ha bisogno di sentire il calore del proprio pubblico.

Avrebbe senso fare una diretta facebook se io facessi un concerto di fronte a un pubblico ma suonare solo di fronte a una telecamera che mi riprende mi intristisce.

Questa cosa però non la escludo perché me l’hanno chiesta in tanti di fare un concerto.

La domanda era però riferita alle dirette che faccio.

In realtà come dicevo non sono delle dirette ma dei video che registro durante la giornata e che poi mando online.

I riscontri sono stati positivi, soprattutto perché l’idea la si fa insieme, perché è condivisione.

Sempre per la mia solita concezione di pensare che la musica è bella (come diceva il grande Ezio Bosso, che è venuto a mancare qualche giorno fa e che era amico nostro)

Quindi ho ritenuto opportuno non suonare solo i brani che danno a me delle emozioni, ma coinvolgere con me il mio pubblico che è fatto di tanti amici (e lo hanno dimostrato sempre, fin dagli inizi).

Quest’anno saranno trent’anni di musica.

Potrei scrivere un libro o un nuovo disco (e ci sto anche pensando).

I riscontri sono stati positivi perché ho fatto scegliere al pubblico i brani che volevano ascoltare suonati da me. Quindi mediamente almeno quattro volte la settimana quest’appuntamento delle 18 presenta brani interpretati da me ma scelti da loro.

Questo è bello perché molta gente in questi brani ricorda le proprie esperienze, li riporta indietro.

La musica è come i profumi, è un album di fotografie alla fine.

Ferma dei momenti storici importanti della nostra vita e quindi quando ti si chiede di suonare un brano. Che poi è bello perché un giorno senti i Led Zeppelin e poi invece il giorno dopo Aznavour (tipo “Lei (She)”) suonato con una chitarra elettrica.

E dici: “come può?”. Un brano bello lo si può suonare in qualunque modo.

Più che sentirmi dire “Gianluca sei bravo” la cosa bella è sentirsi dire “ci hai fatto rivivere un’emozione che avevo vissuto 20/30 anni fa”.

Sto soffrendo molto la mancanza del contatto con il pubblico e non ti nascondo che il 24 febbraio è uscito questo nuovo disco, “Blu” che tu ben sai.

La prima cosa che farò, se ci saranno le condizioni adatte naturalmente, sarà quella di registrare un altro disco dal vivo tipo “Eoliana”.

Questo perché le emozioni che ti regala un pubblico dal vivo non te le regala una macchina in studio, tipo un computer o un telefonino o una telecamera che ti riprende e ti manda in diretta sui social.

Le emozioni che ti regala un pubblico dal vivo sono il motore, l’energia di un’esibizione non soltanto di un’esibizione però.

Io quando faccio musica, anche quando suono la mia, sono quello che ho scritto ma ci sono sempre all’interno più o meno dei momenti di improvvisazione che, credimi, nascono al momento. Incrociando gli occhi della gente che mi sta di fronte, sentendo i profumi che si creano nell’aria.

Questo avviene nelle grandi platee e anche quando suono in piccoli locali. Questa è una cosa che ho sempre notato.

Ci puoi raccontare in breve anche la genesi del nuovo album “Blu”?

Sembra che le domande siano tutte collegate.

“Blu” nasce da un periodo di grande condivisione musicale con il mio pubblico perché io provengo da un tour durato ben due anni di “Eoliana” che come tu sai è un disco registrato dal vivo alle Isole Eolie, però come mi è solito fare, quando io parto per un tour piuttosto che da una vacanza ho sempre con me, oltre ovviamente la classica carta per partitura, anche il telefonino per carpire quello che in quel momento mi sta venendo in mente.

E quindi cosa è successo? In questi due anni ci siamo resi conto io e il mio produttore (che è Gianni Gandi della Mediterraneos Production) che sarebbe stato bello fare un disco dal vivo. E’ stato stupendo, perché “Eoliana” è nato da 80 concerti, registrati e riportati in studio, non corretti.

Quello che è cambiato sono i luoghi, ma non c’è stata nessuna correzione perché l’idea è stata quella di portare avanti un’idea di un progetto che fosse totalmente live, anche con qualche piccola sbavatura, qualche piccolo errore.

Ci sta… Mi sta bene così… L’anno dopo c’è stato il bis, mi hanno richiesto di portare avanti in scena “Eoliana”.

Come dicevo prima quando parto per i tour non è che mi fermo, durante un concerto nascono dei brani, nasce qualcosa dall’improvvisazione, sempre dal contatto con il pubblico e quindi avevo accumulato dei provini (chiamiamoli così, ma in realtà erano dei brani belli e pronti che dovevano solamente essere “conditi” come dico io) così tanto belli di cui dieci in particolare sono andati a confluire all’interno di questo nuovo disco che si chiama “Blu”.

Ho scoperto che il blu è il colore di chi come me ha la tendenza a essere fedele ai sentimenti più profondi.

È un disco che parla molto di sentimenti “veri” come il voler bene e l’amore.

E anche un disco particolare, musicalmente, possiamo dire che ha tantissime contaminazioni pur non allontanandosi da quella linea melodica che ormai mi appartiene da anni, quel sapore mediterraneo.

Ci sono però molte sonorità che magari possono riportare ad alcune matrici etniche (c’è l’utilizzo del sitar piuttosto che della chitarra fretless che ha un suono molto simile a un oud che è uno strumento orientale).

Ci sono insomma tante cose particolari all’interno di questo disco ma soprattutto questo grande rispetto che c’è per i rapporti speciali e per i sentimenti profondi.

E poi la classica domanda… progetti futuri?

Provengo dall’uscita di “Blu” (24 febbraio) che ha avuto la fortuna di essere presentato durante la settimana della 70° edizione del Festival di Sanremo proprio a Sanremo.

Puoi immaginare quindi la felicità di presentare questo nuovo “figlio” su un grande palcoscenico e di fronte a un grande pubblico.

Da lì era già in programmazione buona parte del tour che mi vedeva in giro per l’Italia a partire dai primi di marzo.

Ovviamente poi l’emergenza covid-19 ha bloccato tutto.

Quindi sicuramente la mia prima priorità sarà (se ci saranno le condizioni) quella di riprendere questo tour e continuare a presentare questo “bimbo” al grande pubblico e poi vedremo di conseguenza quello che c’è. Uscirà anche il videoclip del singolo “Blu” che è già in lavorazione e in cui c’è una gradita sorpresa che però non vi voglio svelare.

https://www.youtube.com/watch?v=YwPb8JzwvSI

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