Un quarto di luna ha un’anima che sfiora la poesia più che la canzone tradizionale. Si muove tra immagini e sensazioni lasciando spazio all’ascolto. Questa intervista segue quella direzione, cercando di capire cosa resta dietro le parole e cosa invece continua a cambiare.

C’è una frase che colpisce: questa idea di un “rifugio dell’altrove”. È qualcosa che senti di aver trovato davvero o è ancora una ricerca?
L’ho trovato ed è un luogo a che fisico, mi sono ritirato in borgo di 15 20 belle anime in lunigiana una terra di mezzo per cultura, mistero e introspezione. È stato un ritorno alla semplicità, tutto è più autentico, identificabile, profondo nella sua ruvidezza, fa bene al cuore e al corpo un posto così e mi aiuta a guardare con nuovi occhi altri orizzonti, è stato riscoprirsi e rimettersi al mondo.
Il brano ha un’anima molto poetica, quasi da raccolta scritta più che da canzone. Quanto si intrecciano per te musica e poesia?
Non so se definirla poesia, credo che si possa descrivere lontanamente come pros poetica, scelgo come diceva la Merini ,accuratamente le parole da non usare e sottraggo piuttosto che aggiungere, il canto e la musica arrivano dove alcune parole o frasi di senso compiuto costringono l’emozione e così nel tempo ho affinato la scrittura dei miei brani evitando piogge di parole e racconti che potessero richiamare almeno per me alla banalità, alla noia, al puro esercizio di stile, all’ostentazione della cultura attraverso il semplice citazionismo che io amo usare per stravolgerlo o solo sarcasticamente.Si aggiunge poi il fatto che la mia melodia si muove in spazi più internazionali che melodicamente italiani, cosicché oltre a ciò che ho detto si aggiunge una difficoltà linguistica che ovvio molte volte con esempi e storie che possono ad un primo ascolto risultare criptiche o addirittura “leggere”.in realtà potrei fare una didascalia sul perché c’è quella frase e non un altra magari anche più digeribile ma questo è un aspetto personale che in fondo caratterizza ciò che faccio.
Guardando la scena musicale attuale, ti senti distante o in qualche modo parte di qualcosa?
Ci sono piccoli segnali di un nuovo e vecchio cantautorato che in rari casi mi colpisce, seppur ritengo di essere figlio di una musica più vicina agli anni 60/70 d oltre manica o oceano e al nostro cantautorato classico ,cosa che inevitabilmente oggi mi relega in un piccolo spazio…e questo mi stimola, mi abbraccia, mi scalda, non mi fa sentire per nulla fuori da un giro, anche se concettualmente e nella pratica per la discografia classica praticamente non esiste eh eh
Se pensi al Luca di qualche anno fa, quello più legato al soul e al rock-blues, cosa gli diresti ascoltando questo pezzo?
Lo guarderei con tenerezza e gli direi di non sprecare le parole e l’anima per arrivare a chi non ne ha cognizione e di imparare ad essere meno disponibile e aperto verso la leggerezza e all’ignoranza, un po’ più selvaggio e incurante delle circostanze e del mondo, ero un vecchio giovane, il mio essere contro tutto il sistema era più una posa che l indole vera. Luca, ascolta questo brano e gli spiegherei quanto si impara a crescere di età per essere in realtà veramente giovani, sicuri di sé e consapevolmente autentici e leali soprattutto con sé stessi…un quarto di luna fa pur sempre luce, ti fa cadere il cielo addosso ma non ti schiaccia ,ti avvolge e ti accarezza.. con una struggente malinconia che ha tutti fuorché nostalgia e sconfitta dentro ma solo voglia di seguire il proprio cammino, la propria Anima.


