Il sound dei Tepura unisce tradizione cantautorale, energia pop e un gusto swing che rende il brano immediatamente riconoscibile. In questa intervista il duo riflette sul processo creativo dietro ‘Baby, tu resti’ e sul rapporto tra scrittura, ritmo e immaginazione.

Ciao ragazzi, la vostra musica sembra mescolare tradizione cantautorale e un gusto più moderno. Quali artisti o mondi musicali vi hanno influenzato di più mentre costruivate il sound di questo singolo?

Ciao amici di Ventonuovo, ci avete beccato! Dovete sapere che entrambi siamo cultori di musica ma in modo completamente diverso. Denis porta un grande bagaglio di “storia della musica” nel duo, pesca a piene mani dal cantautorato, dal jazz e dallo swing degli anni 60-70-80. Andrea invece ha un sound più moderno venendo dal pop-rock, ma la sua passione per i canti etnici dona alle composizioni Tepura un sound esotico e sognante, che ora è molto di moda. Ci piace portare tutti i nostri gusti e influenze, perché sono ciò che ci identificano e a cui siamo affezionati.

Il titolo ‘Baby, tu resti’ è molto diretto ma anche poetico. Quanto tempo avete impiegato per trovare la forma definitiva del testo?

Il brano è stato scritto in pochissimo tempo, è stato come un lampo. Ringraziamo per questo Susanna Rossi, nostra vocal coach e grande amica. Eravamo ad un pranzo, dopo le prove e rovistando tra alcune cartacce, Susy trova per caso una sua vecchia foto da bambina. Si chiede quindi “Cosa le direi a questa bimba?” la risposta fu folgorante “Baby, tu resti. Ci sei ancora” . Così da quel momento di gioia e di riscoperta è nato questo brano, con la volontà di rendere quelle sensazioni alla portata di chiunque voglia ascoltare il brano.

Ascoltando il pezzo qualcuno potrebbe aspettarsi una sezione ancora più swing o improvvisata. Avete preferito mantenere una struttura più pop per comunicare meglio il messaggio?

Si certo, considerate anche che il brano fa parte di un album che si chiama “Rosso Vivo”. (lo trovate sugli store digitali) Nel contesto dell’album, visto nella sua interezza, quel brano richiedeva quel tipo di sound altalenante e costante. Si tratta del brano di chiusura e l’intenzione era di salutare l’ascoltatore dondolandolo sull’altalena assieme alle bimbe del coro IC 17 Gandino-Guidi/Fondazione MusicaPer. Abbiamo deciso volutamente di non essere protagonisti mettendo l’ascoltatore al centro.

Nel vostro percorso quanto conta l’aspetto narrativo delle canzoni rispetto alla ricerca sonora?

Per noi è fondamentale. Alcuni nostri amici ascoltatori ci definiscono i “Menestrelli 2.0”. E’ per noi fondamentale assecondare la nostra esigenza comunicativa, attraverso le nostre composizioni. Le nostre storie non finiscono con la musica, ma continuano sui nostri social, sui quali invitiamo tutti voi, per rimanere assieme in questo bellissimo viaggio di musica e scoperte.

http://linktr.ee/tepura.music

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.