AVARIZIA: VIZIO CAPITALE

Parliamo di avarizia con la poetessa e professoressa Lidia Guerrieri, amministratrice del gruppo poeti Gli amici della Rocchetta .

L’AVARO

Se carità vi fosse, e amor perfetto
in seno a stirpe umana che la guerra
coltiva e coglie quale suo diletto,
sarebbe il Paradiso sulla Terra!

Ma chi possiede beni tiene stretto
il pugno,e in faccia al mondo l’uscio serra,
né ascolta la coscienza e il suo precetto,
ma a sé provvede e agli altri calci sferra

per cui, stimando saggio quel concetto
che loda chi nel guscio si rinserra,
coltiva, offrendo ceri, il suo progetto

di comperarsi il Cielo, e in tutto erra!
chè se avarizia è guardia al tuo cassetto
l’incenso irrancidisce nell’acerra

 

Lidia Guerrieri @copiright

 

Accolgo la Professoressa Lidia Guerrieri a cui ho “rapito” questa perla poetica che condivido per la riflessione che propone: l’avarizia. Come  l’orgoglioso, il lussorioso ed il goloso, anche l’avaro è definito peccatore e vizioso non perché ama un qualche bene di questo mondo, ma perché il suo amore per questo bene è smisurato.Il peccato inizia non con il possesso del denaro, ma con il suo “cattivo uso”, quando cioè il danaro cessa di essere un mezzo e diventa un fine . «Io sono ciò che ho», ripete di sé l’avaro, e pone nell’avere la radice del suo essere. Di ogni realtà egli cerca il dominio esclusivo, economicamente quantificabile, e non un gioioso godimento. Purtroppo questo atteggiamento non danneggia l’individuo stesso ma si riflette sul modo di comportarsi collettivo. Un esempio: tempo fa la domenica era il giorno di riposo per tutti ! Ricordo che era difficile trovare anche un esercizio aperto per acquistare il pane. Oggi la domenca si fa shopping. Questa mia osservazione si allaccia al concetto di avarizia, perchè se pur vero che l’attività professionale è la prima fonte di remunerazione  è importante sapere anche mettere un freno alla cupidigia onorando il riposo di cui abbiamo bisogno, specialmente quello domenicale: il giorno festivo  che «sospende le attività quotidiane e concede una tregua. È un giorno di protesta contro le schiavitù del lavoro e il culto del denaro». La folla che si riversa nei centri commerciali di domenica  testimonia che il mondo gira verso la cupdigia , la bramosità del possesso. Il denaro è un buon servitore ma un cattivo maestro, e bisogna dargli il giusto valore, la giusta collocazione.Una perfetta descrizione dell’avaro, è di Giovanni Verga raccontata nel suo Mastro don Gesualdo che quando il protagonista si accorge di essere malato decide di dare un ultimo saluto alle sue amate proprietà: «Disperato di dover morire, si mise a bastonare anatre e tacchini, a strappar gemme e sementi. Avrebbe voluto distruggere d’un colpo tutto quel ben di Dio che aveva accumulato a poco a poco. Voleva che la sua roba se ne andasse con lui, disperata come lui». Che tristezza lasciare il mondo senza nessuno che ti ricordi con un sorriso! Possedere è leggittimo, il problema inizia quando sono i beni a possedere noi. L’avarizia è un peccato grave perchè genera altri peccati, altri vizi, per questo motivo si definisce peccato capitale.  Inoltre è un  peccato che rende ciechi, nessuno ammette di essere avaro e non resta un problema per l’individuo stesso, ma l’atteggiamento  si ripercuote nella società che viviamo e  purtroppo su scala mondiale.Da qui le grandi discordie tra  paesi ricchi e poveri che portano guerre, odio e distruzione.Non bisogna dunque sottovalutare questo vizio,e, non considerare i beni come destinati solo a noi stessi  ma pensare che possiamo  giovare anche agli altri. Impariamo  a praticare la generosità, e non mi riferisco a cose grandiose ma iniziando appunto dal nostro piccolo mondo, evitando di tenere cose accumulate ( abiti, utensili, mobili, veicoli) e superflue che teniamo conservate anche se  non ci serviranno, pensiamo a chi  fuori dal nostro piccolo mondo l’attende a mani aperte. Pratichiamo la sobrietà essendo concreti nel dono e ricordandoci che siamo venuti al mondo senza alcun bene e che ce ne andremo allo stesso modo. Nell’animo di ciascuno di noi vi sono celati due lupi, uno maligno e l’altro altruista, sta a noi scegliere con sapienza quale dei due nutrire. Cara Lidia grazie di avermi prestato questo bellissimo sonetto a due rime e condiviso  la tua lirica sempre attuale e originale, ti lascio una mia chiusura in tema :

 “Come il fuoco è l’avarizia: più legna ci metti e più brucia”.  –Valeria Davide -poetessa-scrittrice

Per scrivere a Poeticando: valeriana73@hotmail.it

 

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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