Il Dott. Domenico Iscaro, Presidente Nazionale Anaao Assomed, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Genetica oggi”, condotta da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano, per parlare dei tagli alla sanità. “Precisiamo subito –ha esordito Iscaro- che il taglio di 2,3 miliardi previsto dal decreto enti locali si aggiunge alla somma dei 23 miliardi dei tagli del 2013/2014. Detto questo è difficile dire che siano risparmi quando tutto questo si traduce in una forte difficoltà all’accesso alle cure da parte dei cittadini e alle strutture sanitarie. Si allungano le liste di attesa, si allungano le file nei Pronto Soccorso. Il sistema non è aritmetica pura. Risparmiare sulla Medicina Difensiva è un ragionamento troppo teorico. Il 10% dei cittadini non si cura perché non ha più risorse o non ha accesso al SSN. Ci sono 7 regioni italiane, quasi tutte al sud, che non sono in grado di garantire la pienezza dei livelli essenziali di assistenza. Ci dobbiamo confrontare con una realtà di un paese fortemente differenziato nei bisogni e nella tutela dei diritti fra Nord e Sud. Tutto il resto è un puro calcolo tecnico. Non è possibile regolare le prescrizioni mediche come se fosse un fatto burocratico. Non c’è nessuna razionalizzazione. E’ un taglio. Mi sento di condividere la speranza che si possa tagliare qualche dirigente della sanità in più e qualche posto letto in meno. La politica del taglio lineare può portare a perdere di vista la cosa più importante, la sicurezza del paziente”.

 

Riguardo l’accorpamento delle Asl nel Lazio, Iscaro sottolinea come “la centralizzazione della Governance è un’idea in atto da tempo che si pensa possa produrre un risparmio. Questo è tutto da dimostrare. Tutto diventa più gigante, l’amministrazione si distanzia sempre più dal medico e Il medico in un contesto più grande ha maggiori difficoltà di dialogo con l’amministrazione. Credo che perseguire soltanto questa strada senza tenere conto tutto il resto, come l’avvicinare meglio il cittadino ai servizi, la centralizzazione diventa una grossa operazione amministrativa che però non è detto che produca benessere”.

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