di Vincenzo Sfirro
Recentemente ha fato da eco parodico a quello della “land of quattro”, lo spot che ha definito l’Italia come “land of Panda”. Vien quasi da ridere mentre si ascolta la voce stridula di Chiambretti, in evidente contrasto con quella dal tono più basso e aulico della pubblicità tedesca, che descrive le azioni più comuni e quotidiane che una persona, sia essa maschio o femmina, compie con la propria auto, sempre a trazione integrale, ovviamente: accompagnare i bambini a scuola, fare la spesa e parcheggiare in centro, operazione, quest’ultima, più facile da eseguire con un’auto di 3,5 metri di lunghezza che con una di 5 circa. Anche qui, però, le immagini, in contrasto con quanto descritto dal comico, mostrano sempre la vettura alle prese con i fondi stradali più dissestati.
In questo caso ci sarebbe davvero di che essere orgogliosi, in quanto sembra che sul web non esistano altre “terre of Panda” oltre all’Italia, che da sola vanterebbe l’orgoglio di questo titolo: al di là delle peculiarità del territorio, infatti, che a detta di alcune case automobilistiche, esalterebbero le prestazioni della trazione integrale, è anche la fucina della vettura in questione, con la sede di Pomigliano.
È costata cara, però, alla Fiat la presa in giro messa in scena nei confronti dell’ Audi, infatti, benché gli spot di cui stiamo parlando risalgano a Settembre 2014, recentemente l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha giudicato la parodia italiana eccessivamente denigratoria nei confronti del marchio tedesco, bloccandone la messa in onda.
Tuttavia, sia Fiat che Audi, nel tentativo di far breccia nelle decisioni dell’automobilista medio, non hanno esattamente colto nel segno quando hanno deciso di evidenziare l’utilità di un’auto alta e capace di percorrere fondi stradali sconnessi, strade sterrate attraversate da fiumi di acqua e con spuntoni di roccia disseminati qua e là.
Il manto stradale italiano, non quello fuori porta preferito dagli amanti di escursioni estreme, ma quello che attraversa le città e costituisce la principale via di comunicazione degli automobilisti che si spostano per lavoro, è tale da concorrere pienamente con le impervie vie su cui, negli spot sopracitati, viene messa alla prova l’efficienza della trazione integrale. O meglio, non è necessario scalare i tornanti che conducono alla cima delle Dolomiti o dell’Etna, percorrere sterrati, che a tratti si immergono in fiumi, o camminare su fondali scivolosi di strade fangose, per apprezzare la tenuta di una vettura 4×4, ma basta semplicemente muoversi attraverso le strade cittadine, per affrontare ogni giorno buche profonde, pozzanghere simili a laghi o addirittura a fiumi, poiché attraversano entrambe le carreggiate, fango e qualsiasi altro ostacolo capace di mettere a dura prova la resistenza di pneumatici e sospensioni.
Sperando di non incorrere anche egli in una sanzione dell’IAP, il redattore proporrebbe una chiusura alternativa alle pubblicità di cui sopra, forse meno aulica o simpatica, ma sicuramente più aderente alla realtà: “Italia, land of … holes”; così, almeno, sarebbe giustificata la scelta di un’ auto a trazione integrale e capace di percorrere senza problemi soprattutto le diffusissime cittadine strade dissestate.


