Oscar Lòpez Rivera ha raggiunto la veneranda età di 71 anni. Nulla di strano, se non stessimo parlando del più anziano prigioniero politico al mondo: ben 33 anni in una prigione americana, un terzo di questo tempo scontato in una cella di due metri per tre, mentre trascorreva il tempo dipingendo girasoli sui muri della cella.
Decine di murales lungo l’isola chiedono la sua immediata scarcerazione, e numerosi (e ben noti!) cantanti pop girano spot mascherati da prigionieri, in segno di protesta; il suo unico reato, sostengono, è quello d’aver lottato per l’indipendenza di Porto Rico, Stato ispanofono associato agli USA. Due anni fa, il referendum di autodeterminazione ha portato all’annessine definitiva agli Stati Uniti.
Appena tornato dal Vietnam, dove aveva combattuto sotto la bandiera americana –guadagnandosi una medaglia al valore– organizza la lotta per i diritti dei portoricani. Coordina abilmente sia azioni di disubbidienza civile che di resistenza armata. Entrato in clandestinità, nel 1976 si unisce alle Forze Armate di Liberazione Nazionale. Condannato per sedizione, l’FBI arrestò Rivera nel 1981 dopo alcuni anni di fervente caccia all’uomo; la condanna iniziale prevedeva 55 anni di prigione, poi portati a 70 dopo un tentativo di fuga.
Nel 1999 l’allora Presidente Bill Clinton arrivò ad offrirgli la grazia, ma lui rifiutò poiché non si estendeva ai suoi compagni e sarebbe divenuta effettiva solo dopo 10 anni di reclusione con “buona condotta”… ma oggi in cella è rimasto solo a scontare la pena. Rivera chiede, ad oggi, di essere riconosciuto come “Prigioniero di Guerra” status che -secondo la Convenzione di Ginevra- è dato a chiunque lotti contro l’occupazione coloniale; ma gli U.S.A. non hanno mai ratificato quel Protocollo della Convenzione, ben sapendo che ciò porterebbe a processi internazionali contro i “suoi” uomini, già accusati di tortura e dei più vari crimini di guerra.
Potrebbe essere un paragone azzardato, ma nonostante l’annessione previa-referendum, il Porto Rico ha la possibilità di diventare a tutti gli effetti la Crimea di Obama: colonia spagnola ceduta a Washington, da sempre abitata da latinoamericani, ha come lingua ufficiale lo spagnolo, musica latina in strada, manifesti in spagnolo ma il passaporto è americano.
Ed è per questo che una minoranza, dura e decisa, continua ad organizzarsi inorno all’Esercito Popolare Boricua, per non diventare il 51esimo Stato.
Una stella in più sulla bandiera americana!

