di Valentina Ferraro

«Chiediamo ai responsabili della scomparsa di un uomo buono, di un uomo di fede, di un uomo di pace, di avere la dignità di farci sapere della sua sorte. Vorremo riabbracciarlo ma siamo anche pronti a piangerlo. Ad un anno dalla sua scomparsa, in tanti pregheremo e saremo vicino a lui, a tutti i rapiti, agli ingiustamente imprigionati e alle tante persone che soffrono a causa di questa guerra». Con queste parole i familiari di Paolo Dall’Oglio, padre gesuita rapito in Siria il 29 luglio dello scorso anno, hanno rivolto un appello ai suoi rapitori, affidando il messaggio all’ANSA.
«È oramai passato un anno – aggiungono i familiari nell’appello – da che non si hanno più notizie di nostro figlio e fratello Paolo. […] Tanto, troppo tempo anche per un luogo di guerra e sofferenza infinita come la Siria».
Padre Dall’Oglio era impegnato ormai da anni nella ricerca di un dialogo con l’Islam. Dopo aver vissuto a lungo in Siria, nel 2012 era stato espulso, per poi far ritorno a Raqqa, una regione a nord del Paese. Qui, proprio prima del rapimento, il padre gesuita stava tentando di svolgere un’azione di mediazione fra gruppi di ribelli, nella speranza di ottenere il rilascio di alcuni attivisti siriani che erano stati fatti prigionieri. Dal momento della scomparsa di padre Dall’Oglio sono state molte le voci che si sono rincorse sulla sua sorte: più di una volta il religioso è stato dato per morto, mentre in altre occasioni giungevano rassicurazioni sulle sue condizioni di salute. Nessuna di queste voci, purtroppo, è stata mai suffragata da prove concrete, e infatti sono state di volta in volta smentite dalla Farnesina. Proprio in questo contesto si colloca l’accorato messagio dei familiari del religioso, volto a ricevere notizie sul reale stato di Padre Dall’Oglio.

Redazione

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