Con l’accusa di corruzione, falso, turbativa d’asta, millantato credito, emissione e utilizzo di fatture inesistenti, sono state arrestate cinque persone a l’Aquila, due delle quali sono finite in carcere, mentre tre ai domiciliari.
Le cinque persone in questione avrebbero preso mazzette per gli appalti pubblici riservati al recupero di beni culturali e alla ricostruzione di due chiese: Le Anime Sante in Piazza Duomo e Santa Maria Paganica. E proprio l’ex vice commissario per i Beni culturali per la ricostruzione è stato messo ai domiciliari. Il suo è un ottimo curriculum: fu nominato vice commissario insieme a Guido Bertolaso, dopo l’uscita di questi e la nomina dell’allora presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, è stato confermato commissario per la ricostruzione. Ha lasciato l’Aquila nel dicembre 2011 e proprio mentre vi lavorava, era spuntato il suo nome tra i 450 di clienti della nota ‘lista Anemone’.
Gli altri nomi coinvolti sono quelli di Nunzio Massimo Vinci, Patrizio Cricchi, Graziano Rosone e Alessandra Mancinelli. Dopo mesi di indagini, gli investigatori, attraverso intercettazioni telefoniche e filmati, sono riusciti a smascherare i presunti malfattori. Da un’ intercettazione si deduce è stata pagata una tangente dell’1% sui 19 milioni necessari che servivano per ricostruire la chiesa di Santa Maria Paganica.
E’ assurdo come si possa pensare di arricchirsi sul dolore del prossimo e su una disgrazia che ha colpito tutti gli italiani. Sulla sofferenza di una città che ancora non riesce a risollevarsi, anzi, vede aumentare la drammaticità della sua situazione proprio a causa di questi sciacalli.