Un aumento dell’acidità gastrica e il reflusso gastro-esofageo sono comuni nei pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (IPF), e sono inoltre considerati fattori di rischio per lo sviluppo dell’IPF. Studi retrospettivi hanno dimostrato un miglioramento clinico in pazienti sottoposti a trattamento anti-acido. Lo scopo di questo studio, pubblicato sulla nota rivista scientifica The Lancet, è stato quello di valutare l’associazione tra il trattamento anti-acido e la progressione della malattia in IPF. In un’analisi dei dati provenienti dai tre studi randomizzati e controllati, sono stati identificati i pazienti con IPF assegnati al gruppo placebo. Schede di raccolta dati erano state progettate per ottenere in modo prospettico i dati circa la diagnosi e il trattamento del reflusso gastro-esofageo in ogni paziente. L’end point primario è stato il cambiamento della capacità vitale forzata (FVC) a trenta settimane (media follow-up) in pazienti sottoposti e non a trattamento con un inibitore della pompa protonica o bloccante il recettore 2 dell’istamina (H2). Dei 242 pazienti assegnati in modo casuale ai gruppi placebo dei tre trials, 124 (51%) stavano assumendo un inibitore della pompa protonica o H2 bloccante al momento dell’arruolamento. Dopo aggiustamento in base al sesso, alla FVC basale e alla capacità polmonare basale di diffusione del monossido di carbonio, si è riscontrato che i pazienti che assumono il trattamento anti-acido hanno avuto una diminuzione minore della FVC a 30 settimane (-0,06 L; 95% IC -0,11 a -0,01), rispetto ai soggetti non trattati (-0,12 L; -0,17 a -0,08; differenza di 0,07 L, 95% IC 0-0,14, p = 0.05). In conclusione possiamo dire che il trattamento anti-acido può essere utile in pazienti con IPF e che un’aumentata acidità e il reflusso gastro-esofageo contribuiscano alla progressione della malattia. Si rendono ora necessari studi clinici controllati.
Fonte: http://www.thelancet.com/journals/lanres/article/PIIS2213-2600(13)70105-X/fulltext



