Lettera di Sandro BIVIANO al Presidente Napolitano per metodo Staminadi Sara Lauricella

E’ una lettera accorata scritta da uno dei due fratelli Biviano in protesta permamente dal 23 luglio 2013 dinanzi il palazzo Montecitorio. Sandro e Marco Biviano, insieme ad un gruppo di disabili gravi attendono notizie, cure, un dialogo con le istituzioni per poter gettare le fondamenta della sperimentazione della cosiddetta “cura metodo Vannoni”, per cui, con un ciclo di poco meno di una decina di infusioni di cellule staminali, si potrebbero avere sensibili miglioramenti di gravi malattie soprattutto neuromuscolari. Il rammarico per la totale mancanza di attenzione che le istituzioni stanno dimostrando dinanzi questo problema è evidente nello scritto di Sandro, che riportiamo integralmente e senza ulteriori commenti. “Caro Presidente, chi le scrive è un disabile affetto da distrofia muscolare, che da questa mattina sta incatenato di fronte alla sua casa, il Quirinale, per protestare per ottenere le cure con il metodo Stamina. Mi chiamo Sandro Biviano, ho 37 anni, sono di Lipari, e sono grave. Mio padre è morto per distrofia muscolare, e così anche mio zio. Ho un fratello e due sorelle malati della stessa malattia, una delle mie sorelle è gravissima. Quindici giorni fa, dopo molti appelli inascoltati alle autorità italiane affinché venisse concesso a me e alle mie sorelle di poterci curare con le cellule staminali del professor Vannoni, mi sono incatenato davanti al palazzo del Governo, in piazza Montecitorio, accompagnato dal Movimento Vite Sospese e dall’associazione Sicilia Risvegli onlus, gli unici che mi sono stati vicini per queste due settimane, sostenendomi in tutto e non lasciandomi mai solo. Ma finora non è servito a niente.

La mia protesta è rimasta isolata dai media nazionali: salvo qualcuno, nessuno si è interessato della sorte mia e dei miei fratelli, già condannati a morte da una malattia gravissima, e adesso pronti a lasciarci morire davanti alle sedi del potere se non ci verranno concesse le cure compassionevoli con il metodo Stamina.

Presidente, quelle cure per noi rappresentano l’ultima speranza. Chi le scrive è un condannato a morte che non ha nulla da perdere. Non voglio vedere i miei fratelli morire come mio padre, e non posso accettare che i nostri politici si arroghino il diritto di decidere per me le cure da negarmi. Ci hanno detto, a me e agli altri come me, che queste cure potrebbero avere effetti collaterali, farci male. Signor Presidente, ma di quali effetti collaterali devo aver paura io, che sono condannato a morte? Invece, so per certo che le cure Stamina non fanno male, finora hanno solo giovato a chi le ha ricevute. Ho parlato con i papà di tanti bambini che adesso stanno meglio. Per questo ho deciso di incatenarmi con mio fratello Marco davanti a Montecitorio, e da oggi davanti al Quirinale. L’ho fatto nonostante tutti i pareri medici contrari. Nei giorni scorsi per due volte sono stato soccorso e portato in ospedale, e per due volte ho firmato le dimissioni per tornare in strada a continuare la mia protesta. Io e mio fratello non andremo via finché questa situazione non sarà chiarita. Da lì, glielo assicuro,andremo via solo con il diritto a curarci oppure da morti. Caro presidente, lei è la mia ultima spiaggia. La prego di ascoltare il grido di questo giovane sfortunato, che lotta per sé e per la propria famiglia. Nei giorni scorsi la Regione Sicilia ha espresso un parere favorevole alla cura Stamina. Ho chiesto al presidente della Regione di farci curare in strutture siciliane, ma ieri ci hanno risposto che la risoluzione approvata esprimeva solo la volontà politica di risolvere la situazione delle centinaia di malati siciliani che chiedono a gran voce la Stamina. Signor presidente, la supplico, faccia qualcosa lei. Glielo chiedo come un figlio“.

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