È un libro che dovrebbero leggere tutti. Come sgretolare il massiccio “film” delle televisioni e della propaganda. Un. passo indietro: il 29 dicembre 2015 Mamady Cisse lascia la Guinea senza un progetto europeo e senza una destinazione precisa. Questo dato è essenziale per leggere “La mia sopravvivenza, dalla disperazione alla speranza”, perché il libro nasce proprio dal tentativo di spiegare cosa possa esserci prima di una partenza che, vista da lontano, viene facilmente interpretata come una scelta.

Cisse comincia molto prima del viaggio. Racconta il padre morto quando lui aveva poco più di un anno, la madre, la sorella, lo zio che diventa progressivamente una figura violenta, la scuola conquistata nonostante le difficoltà economiche e la forte volontà di studiare. Ci sono anche pagine dedicate alla vita quotidiana in Guinea, alle amicizie, alle feste, alle consuetudini e alla religione. Sono importanti perché impediscono che il protagonista venga definito soltanto dalla fuga. La frattura arriva con la vicenda dell’eredità paterna: il racconto passa per la richiesta di restituzione allo zio per aiutare madre e sorella e di essere successivamente scampato a un attentato nel quale muore l’amico Cecco. Da lì comincia il secondo capitolo, intitolato significativamente “Il viaggio terribile”. Mali, deserto, Algeria e soprattutto Libia vengono descritti attraverso episodi molto concreti. La vendita degli esseri umani, il lavoro forzato, la fame, le fughe e la paura non hanno bisogno di particolari costruzioni letterarie. La lingua di Cisse è semplice, talvolta ripetitiva e apertamente testimoniale. Non cerca una prosa raffinata e in alcuni passaggi avrebbe giovato un lavoro editoriale più rigoroso, ma è evidente che l’obiettivo principale è un altro: mettere in ordine i fatti e renderli comprensibili. Proprio questa linearità rende il libro efficace quando entra nei dettagli meno conosciuti del viaggio. Il lettore non incontra una categoria generale chiamata “migrante”, ma un ragazzo che voleva studiare, sostenere la propria famiglia e restare nel proprio Paese. È questa la parte più forte di “La mia sopravvivenza”: ricostruire tutto quello che esiste prima dell’arrivo da questa nuova parte del mare… non approcciatevi a questo libro con la superficialità dei social network dentro cui tutti viene ormai normalizzato.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.