
Mai come oggi la privacy viene rivendicata a parole e, nei fatti, custodita così poco: è uno dei paradossi su cui Giuseppe Cangiano costruisce “La Repubblica del Like”, romanzo satirico che osserva la vita digitale italiana con l’occhio disincantato di chi i social li vive in prima persona, sotto il nome GCcangiano. Dopo aver attraversato vetrine patinate e solitudini mascherate da entusiasmo permanente, il libro arriva a capitoli finali più intimi, in cui l’autore abbandona il registro comico per parlare direttamente al lettore più giovane, invitandolo a vivere anche fuori dallo schermo. Il passaggio dal sarcasmo tagliente alla confidenza quasi paterna è uno dei momenti meglio riusciti dell’intera opera. C’è una vena affine a certa comicità sociale di Aldo Nove, quella capace di smontare i miti del consumo contemporaneo senza mai perdere la leggerezza, anche se qui il bersaglio non sono i prodotti ma le identità costruite a colpi di filtri e visualizzazioni. Cangiano non rinuncia mai al gusto per il dettaglio numerico, che usa come una lente per rendere concreto ciò che altrimenti resterebbe solo impressione vaga. Pagina dopo pagina prende forma un ritratto della società dei consensi digitali difficile da dimenticare anche a libro ormai chiuso. Non è un saggio accademico, e non vuole esserlo: è qualcosa di più diretto, più scomodo, e forse per questo più capace di arrivare al punto.


