Intervista a Marianna Donatello, autrice del libro “Cappuccetto rosso, il lupo e la città“, fiaba gotica con sfumature da thriller psicologico.

Lo potete acquistare su Amazon.

Intanto però, leggetevi questa lunga chiacchierata che abbiamo fatto con la scrittrice abruzzese…

Intervista a Marianna Donatello

Da cosa nasce il titolo “Cappuccetto rosso, il lupo e la città”?

Il racconto richiama alcuni simboli della fiaba tradizionale, come il mantello rosso e il lupo, reinterpretati in una trama del tutto originale; a essi si unisce la città, un elemento apparentemente dissonante rispetto all’immaginario fiabesco, ma funzionale nel rivelare la verità nascosta. Il titolo, appunto, racchiude questi tre elementi fondamentali della narrazione, metafore dell’innocenza, della paura e della realtà, che insieme guidano il lettore in un percorso di riflessione, portandolo a porsi una domanda essenziale: conosciamo davvero le persone che ci circondano?

Nella presentazione si legge “nel cuore del bosco, la verità è un’ombra che muta forma e dimora nei segreti, negli inganni, negli sguardi abbassati per celare ciò che non deve essere detto”. Qual è quindi secondo te la differenza tra bosco e città?

Nel racconto il bosco e la città assumono un forte valore simbolico, non sono semplici luoghi, ma due modi diversi di approcciare alla verità. La differenza è morale, non territoriale: il bosco custodisce segreti, mentre la città rappresenta la verità taciuta.

Il tuo libro lo hai definito “una fiaba gotica con sfumature da thriller psicologico”. Come sei riuscita a conciliare i gusti di adolescenti e adulti?

In realtà, quando ho scritto questo racconto non mi sono basata su nessun pubblico di riferimento, perché non pensavo nemmeno di pubblicarlo. L’ho scritto vent’anni fa, durante un Master di scrittura creativa e sceneggiatura che ho frequentato a Teramo. L’ho poi pubblicato soltanto recentemente. Per questo credo che forse questa domanda andrebbe rivolta più ai lettori che a me. Comunque, attraverso le varie recensioni ricevute, mi sono resa conto che Cappuccetto rosso, il lupo e la città arriva in modo diverso a seconda della sensibilità individuale, e talvolta anche analogo a persone molto distanti tra loro: bambini, adolescenti, adulti.

Il bello della lettura è proprio questo: ognuno riesce a cogliere aspetti differenti della stessa storia. C’è chi ha apprezzato la lettura scorrevole, immediata, chi si è appassionato agli elementi thriller, altri invece hanno trovato spunti di riflessione sul peso delle verità scomode, che non tutti sono disposti a sostenere. Molti ci vedono una rivisitazione moderna della fiaba classica, anche se personalmente ho tutt’altra visione, essendomi ispirata nella scrittura a un film thriller visto tanti anni fa. La trama è distaccata dalla fiaba di Cappuccetto Rosso, completamente originale. Credo che il personaggio che abbia incuriosito maggiormente sia il lupo che si discosta dalla figura convenzionale a cui siamo abituati.

L’idea di ambientare una storia dal sapore gotico in un contesto bucolico e religioso, sembra una scelta precisa per creare contrasto. Cosa ti ha spinto a voler rompere la quiete del villaggio felice attraverso lo sguardo di una bambina di otto anni?

Il tutto è nato da un processo creativo spontaneo, più che da una scelta voluta. Il contrasto tra mistero, inganno e dimensione religiosa mi è stato fatto notare da alcuni lettori, ma non cela alcuna critica o allusione ai valori legati alla Chiesa. Il racconto vuole mostrare cosa può nascondersi dietro una realtà in apparenza perfetta e armoniosa. Il vero nodo è il rapporto tra bugie, omissioni, verità e il modo in cui queste dinamiche modellano una comunità. Proprio da questo deriva lo sguardo infantile: la bambina rappresenta la purezza e la capacità di vedere oltre le apparenze, ciò che gli adulti non vedono o non vogliono vedere. Per Irina, il cammino nel bosco non è solo un tragitto fisico, ma un percorso di crescita personale segnato da circostanze inquietanti, indizi, dubbi: il passaggio dall’ingenuità alla consapevolezza, dal sogno alla realtà.

Intervista a Marianna Donatello – seconda parte

Una curiosità sulla protagonista: Irina è un personaggio che accetta il peso della verità pur essendo una bambina. Che messaggio speri che arrivi ai tuoi lettori, siano essi adolescenti o adulti, attraverso il suo percorso di crescita?

Irina sceglie di tacere non per debolezza, ma per maturità: comprende che non tutto può essere spiegato o risolto. A volte è proprio il silenzio a tenere insieme le persone. Le menzogne possono essere necessarie, protettive, o a volte anche solo forma di controllo, perché quando la verità è troppo pesante rischia di rompere equilibri consolidati e richiede coraggio per essere affrontata. Nella fiaba, la verità è ambigua, sfuggente, ma è anche ciò che permette di uscire da una vita stagnante e raggiungere una consapevolezza più profonda. Il messaggio è che crescere significa accogliere verità sapendo custodire ciò che potrebbe ferire chi non è pronto ad ascoltarle.

Hai un background accademico che spazia dalla Comunicazione alla Letteratura moderna, e un’esperienza diretta nel mondo della sceneggiatura (nella soap opera Un Posto al Sole). In che modo il tuo percorso formativo e professionale ha influenzato la costruzione di questa trama, che sembra quasi adatta a un thriller psicologico?

La mia formazione ha inciso solo in parte, perché quando ho scritto questo racconto stavo terminando il mio percorso di studi quinquennale con una laurea in Scienze della Comunicazione, preparando la tesi e in contemporanea frequentandoil Master. L’esperienza nell’ambito della sceneggiatura è avvenuta alcuni mesi dopo negli studi RAI di Napoli, mentre la mia seconda laurea magistrale in Filologia e letterature moderne l’ho conseguita ben diciotto anni più tardi.Riconosco oggi nello sviluppo della trama un’impronta da thriller psicologico, ma all’epoca non è stata una scelta consapevole, piuttosto,il risultato del mio stile narrativo naturale, che si è definito nel tempo, probabilmente influenzato dalla mia grande passione per il cinema thriller.

La figura del Lupo subisce un cambiamento radicale rispetto alla fiaba tradizionale. Perchè questa scelta?

Il lupo è il simbolo della paura, dell’inganno e della complessità umana. Si dà per scontato che il cattivo sia colui che si mostra forte e aggressivo, ma esistono lupi travestiti da agnelli: presenze silenziose, manipolatrici che agiscono falsamente tra di noi. E quindi il lupo, in questo caso, ci fa riflettere sulla vera natura delle persone che abbiamo attorno.

Il tema del segreto, della verità celata, è centrale nel racconto. Credi che Irina, crescendo, finirà per adottare lo stesso silenzio degli adulti o la sua consapevolezza la porterà verso altre strade?

Credo che l’esperienza vissuta sia d’insegnamento per Irina. Immagino quindi che la sua consapevolezza la porti verso altre strade. Il suo silenzio non è imitazione degli adulti, ma una scelta personale.

Nel capitolo finale Irina osserva delle farfalle e le immagina come i suoi cari scomparsi. Questo gesto suggerisce che, pur conoscendo la verità razionale e dolorosa sulla morte dei suoi familiari, la protagonista del libro scelga di mantenere viva una sua personale forma di magia. È forse questa la chiave per sopravvivere in un mondo “senza lupi”, ma pieno di ombre?”

Assolutamente sì. Le farfalle diventano così una forma intima e personale di legame con persone del passato mai conosciute, ed è proprio l’equilibrio tra immaginazione e realtà a rappresentare la chiave per accettare verità scomode, senza perdere del tutto la possibilità di attribuire loro un significato umano e profondo.

Hai già pensato a un nuovo libro? Ci puoi anticipare qualcosa?

Sì, ho scritto un altro libro che si intitola Viaggio nel tempo. Un thriller puro, ambientato a Teramo: una città che sembra muoversi insieme allo smarrimentodel protagonista, improvvisamente catapultato in un altro tempo, che sembra essere una trappola mortale. Presto sarà disponibile su Amazon.

Per acquistare “Cappuccetto rosso, il lupo e la città” di Marianna Donatello cliccate qui.

La foto nell’articolo “Intervista a Marianna Donatello” è stata gentilmente concessa dall’autrice del libro “Cappuccetto rosso, il lupo e la città

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookGoogle Plus

Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.