
C’è una vena di umorismo nero che attraversa Stanze Mentali dei Niente da Fare, e non sempre quell’umorismo trova lo spazio per respirare fino in fondo. Assurde Fantasie, il brano che chiude il disco, costruisce un’atmosfera da b-movie horror, tra cimiteri, tombe riaperte e un finale dichiaratamente sopra le righe, ma il passaggio dal grottesco al comico arriva così rapido che l’ironia rischia di restare implicita più che esplicita, lasciando alcuni ascoltatori incerti su quanto la scena vada presa sul serio. L’attitudine a mescolare satira sociale e racconto personale, sempre con un piglio diretto e poco interessato a piacere a tutti, ricorda in parte certe operazioni di Lo Stato Sociale, anche se i Niente da Fare restano più ancorati al rock e meno al pop elettronico. Il resto del disco funziona con più equilibrio: Bancomat racconta con onestà non comune un rapporto fatto di equivoci e sospetti, mentre Yggradrasill affronta il peso del senso di colpa con un’intensità che non scivola mai nel patetico. Resta un album che non cerca scorciatoie e che, proprio per questo, ottiene risultati altalenanti: quando il rischio paga, come in 2063, il pugno allo stomaco è genuino; quando l’equilibrio tonale vacilla, come nel finale, il rischio si sente. Un disco comunque coraggioso, che merita di essere ascoltato per intero più di una volta, magari proprio per decidere da sé quanto del finale vada preso sul serio e quanto, invece, sia da leggere come una strizzata d’occhio deliberatamente eccessiva, nello spirito un po’ sopra le righe che la band sembra coltivare fin dal nome del gruppo.


