Non è facile aprire un romanzo con un uomo che cammina di notte sul Ponte Vittorio Emanuele I mentre una macchina si ferma e una voce lo chiama: «Ehi amico! Hai bisogno di aiuto?». Quella scena, poche pagine dentro il libro, dà la misura di quello che Angela Maria Diano vuole fare: raccontare un personaggio al limite, non nell’azione ma nella fragilità. Il capitano Testa ha perso la moglie in un attentato, o crede di averla persa. Ha due figli adulti che lo guardano con l’apprensione silenziosa di chi non sa come aiutare. Ha un amico calabrese, Sasà, con gli occhi azzurri e il modo di stare accanto alle persone senza invadere. E ha un mestiere che non riesce a smettere di fare. Il romanzo si dipana tra questa solitudine di fondo e le indagini sulla morte della giovane Marilena Merante, in cui la biologia forense e la psicopatologia si intrecciano in modo preciso e mai gratuito. Angela Maria Diano porta nel romanzo la sua esperienza professionale in biologia ambientale e forense, e lo fa senza didascalismi: le informazioni tecniche stanno nella storia come le persone stanno in una stanza, occupando il loro spazio naturale. Il finale, con la scelta di trasferirsi in Calabria, ha il sapore di una riconciliazione non solo geografica. Un romanzo che cresce mentre lo si legge.

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Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.