Ci sono dischi che si ascoltano e ci sono dischi che si abitano. “A metà strada”, il primo album di Bosa, appartiene alla seconda categoria. Non perché sia perfetto, ma perché è onesto in un modo che oggi non si sente spesso. Salvatore Carotenuto, nato a Torre del Greco e ingegnere biomedico per formazione, ha costruito questo disco durante un periodo di smarrimento personale, e quella origine si sente in ogni traccia. Non come autobiografia esposta, ma come qualità del suono: asciutto, diretto, senza orpelli. “Dormire” è il brano in cui il disco tocca il fondo nel senso migliore del termine. La voce nuda, la notte come spazio di confronto inevitabile con se stessi, e quel senso di vuoto che il sonno non riempie davvero ma almeno interrompe. E poi “Una lacrima al giorno”, che porta in scena il momento in cui il dialogo con lo specchio smette di essere fuga e diventa qualcosa di più coraggioso: restare lì a guardarsi. “Capire chi siamo” chiude il cerchio con la stessa serietà con cui era stato aperto. Bosa non offre risposte. Ne guadagna credibilità, non la perde.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.