
Bisogna ammetterlo: quando si legge il titolo per la prima volta, l’istinto è quello di ridere. Poi si ascolta il brano e ci si accorge che c’è molto di più. Mauro Petrarca, cantautore abruzzese con una storia artistica che non finisce mai di sorprendere, ha scelto di mettere in musica la quartina più irriverente del poeta medievale Rustico Filippi. E lo ha fatto con una serietà compositiva che rende il tutto ancora più straniante e bello. La viola da gamba e le riproduzioni di strumenti antichi creano un’atmosfera che potrebbe tranquillamente stare in un documentario sul Medioevo. Poi entra lo sciacquone, campionato e usato come elemento ritmico portante, e tutto si ribalta. Non in senso caotico, anzi: l’architettura del brano regge, e quell’oggetto domestico finisce per diventare il vero centro simbolico della composizione. Petrarca ha curato tutto in prima persona: incisione, riprese, montaggio del videoclip, girato a Castel di Sangro con attori locali. C’è qualcosa di genuinamente artigianale in questo modo di lavorare, e si sente. Il brano non suona come qualcosa costruito a tavolino per piacere a tutti, e forse è proprio questo il suo punto di forza. Quando si arriva al verso “ché qualunque persona ti sta presso, / si tura il naso e fugge inmantenente”, la risata arriva, ma dietro c’è un’idea precisa: la satira medievale non era un genere minore, era una forma di critica sociale senza filtri. Petrarca lo sa, e lo fa sapere. Con uno sciacquone, sì, ma lo fa sapere.


