C’è una fase in cui restare diventa più facile che scegliere. Il nuovo singolo dei MalìaTheBand si inserisce proprio lì, raccontando quella tensione silenziosa tra il desiderio di voler continuare e la lucidità del lasciar andare.

Nel brano si parla di non accettare più compromessi. È un tema che nasce da un’esperienza personale o da un confronto interno alla band?

Nasce da un’esperienza personale. A un certo punto ho capito che accettare continuamente compromessi, soprattutto nei rapporti, finisce solo per consumarti. Ne ho accettati tanti in diverse situazioni, pensando magari che fosse il modo giusto per far funzionare le cose, ma spesso si sono rivelati inutili o mi hanno fatto stare peggio. Per questo oggi sento di non voler più scendere a compromessi su ciò che sono o su quello che provo. Credo che i rapporti veri debbano partire dall’accettarsi per come si è davvero, senza rincorrersi, senza cercare di cambiare se stessi per essere scelti ma anche senza voler cambiare gli altri per farli restare con noi. Io sono questa, nel bene e nel male. Chi vuole davvero restare, resta e ne parliamo insieme.

C’è una grande attenzione nel non rendere tutto troppo drammatico. Quanto è stato importante evitare una lettura “pesante” del testo?

È stato importante, perché alla fine queste cose fanno parte della vita e bisogna imparare a superarle, non a restare fermi nella sofferenza. Per me scrivere aiuta molto a prendere consapevolezza delle cose e ad andare oltre. Quando trasformo qualcosa in una canzone è quasi come se riuscissi a guardarla con più lucidità, a capirla meglio e ad accettarla. Anche quando una scelta fa male, non credo abbia senso vivere tutto in modo troppo drammatico se dentro sai che è la cosa giusta da fare. La sofferenza esiste ed è normale viverla, ma non bisogna lasciarsi consumare completamente da quella sensazione. La vita va avanti, e spesso le cose che in un momento sembrano una fine poi diventano un nuovo inizio. Mia nonna diceva sempre: “Quando si chiude una porta si apre un portone”, e crescendo ho capito quanto fosse vera quella frase. Credo che Lontana da te abbia proprio questo dentro: malinconia sì, ma anche consapevolezza e bisogno di andare avanti anche quando fa male.

La sensazione è che il brano non cerchi di convincere nessuno, ma semplicemente di dire una verità. È questo l’effetto che volevate ottenere?

Sì, assolutamente. Non volevo convincere nessuno o dare una lezione, volevo semplicemente raccontare qualcosa di reale nel modo più sincero e naturale possibile. Lontana da te nasce proprio da una verità vissuta, raccontata senza filtri e senza cercare di renderla diversa da quello che è. Credo che le emozioni arrivino davvero quando vengono raccontate nella loro forma più semplice e vera, senza forzature. Alla fine tutti, in modi diversi, viviamo situazioni simili, e forse è proprio questo che permette alle persone di ritrovarsi dentro una canzone. Anche se l’obiettivo non è convincere qualcuno, la speranza che una canzone possa aiutare una persona a capire qualcosa di sé o a guardare una situazione con occhi diversi esiste sempre. Ed è una delle cose più belle che la musica possa fare.

Quando suonate dal vivo un pezzo così, cosa cambia nel vostro modo di interpretarlo?

Quando suoniamo dal vivo le nostre canzoni cambia tutto, perché non stai solo eseguendo un pezzo di qualcun altro, ma qualcosa che fa parte di te, e in quel momento lo rendi vivo. Cerchiamo sempre di suonare mettendoci dentro tutto quello che siamo, lasciando che l’emozione venga fuori in modo naturale. Ci sono canzoni che ci toccano più di altre, e Lontana da te per me è una di quelle. Ogni volta che la canto dal vivo rivivo davvero quello di cui parlo. Non riesco a interpretarla in modo distaccato, mi emoziono mentre la canto e credo che questa cosa arrivi anche alle persone che ascoltano. Dal vivo le canzoni diventano ancora più vere, perché smettono di essere solo parole e musica e diventano qualcosa che stai condividendo davvero con chi hai davanti.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.