C’è un movimento silenzioso che attraversa tutto “Due Salici, Quattro Stagioni” di Paola Pugina: quello di un corpo, e di una mente, che imparano piano piano a stare con ciò che sentono, invece di scappare. Il romanzo accompagna Giulia e Riccardo lungo un anno intero, dalla primavera all’inverno, sulle rive dello stesso lago che frequentano, senza saperlo, fianco a fianco, ciascuno con il proprio modo di guardare il mondo e di elaborarlo, lei nella scrittura, lui nel disegno. “Perdi l’equilibrio, lo ritrovi. Lo perdi, lo ritrovi. E così via. Perché camminare, alla fine, è questo”, scrive Pugina in un passaggio che condensa bene il ritmo interiore di tutto il libro, fatto di piccoli sbilanciamenti e altrettanto piccoli ritorni alla calma. L’autrice, psicoterapeuta e istruttrice Mindfulness, lascia trasparire questa formazione in ogni pagina, senza però mai trasformare il romanzo in un testo divulgativo: la teoria resta sempre al servizio della storia, mai il contrario. Il libro affronta senza timore paure profonde, come quella di legarsi a qualcuno o quella di lasciarsi attraversare dal dolore per una perdita, restituendole con una scrittura che raramente scade nel sentimentalismo. Un romanzo che non cerca di risolvere le proprie storie con una morale netta, ma che accompagna chi legge in un percorso di ascolto e accettazione, restituendo fiducia nella possibilità di cambiare senza clamore. Anche i due salici del titolo, presenza silenziosa lungo tutto il libro, diventano parte di questo respiro lento, quasi un terzo personaggio che osserva senza mai intromettersi.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.