Il singolo “Chocosexual” dei Niente da fare affronta con ironia e lucidità il tema della diversità, utilizzando una struttura musicale coinvolgente per dare voce a paure collettive e individuali in un contesto sonoro energico e contemporaneo.

“Tu che oggi mi consideri una malattia” è un verso molto diretto: quanto è importante per voi affrontare certi temi senza filtri?
È fondamentale, soprattutto considerando il contesto e l’attualità in cui viviamo. Usiamo frasi d’impatto proprio per scuotere gli ascoltatori, spingerli a riflettere e sensibilizzarli su certe tematiche, ma sempre con il massimo rispetto per le opinioni altrui. Ci piace essere diretti, non provocatori a vuoto.
Il concetto di diversità nel brano viene trattato con ironia ma anche con profondità: è un equilibrio difficile da mantenere?
Per noi è stato naturale, perché questo modo di vedere il mondo fa parte del nostro DNA. In più, siamo cresciuti con il mito di band che in questo erano maestre assolute, come Elio e le Storie Tese. Trovare la quadra non è stato banale, certo, ma siamo davvero soddisfatti del risultato finale.
Dal punto di vista musicale il pezzo è molto immediato, ma qualcuno potrebbe aspettarsi più variazioni: quanto vi interessa restare accessibili rispetto allo sperimentare?
In realtà non pensiamo sia un brano così accessibile! Anche se all’ascolto può sembrare lineare, nasconde molte variazioni e richiede una preparazione tecnica non indifferente. Detto questo, quando scriviamo non seguiamo una strategia: componiamo assecondando il nostro gusto e cercando prima di tutto il divertimento, perché è l’unico modo per interpretare al meglio la nostra musica.
Quali artisti o percorsi vi hanno influenzato nella costruzione di questo tipo di linguaggio musicale?
Oltre al già citato Elio, la forza del gruppo sta nel fatto che ognuno di noi ha un background e un repertorio di riferimento molto personale. È proprio questa fusione di mondi diversi a creare il nostro linguaggio.


