di Chiara Cristina Lattanzio

Stamattina, durante la Presentazione Del Rapporto Annuale Sullo Stato Di Salute Del Paese Napolitano è intervenuto invitando i cittadini che hanno di più a contribuire di più per la sanità pubblica con queste parole: «Io ritengo che la prospettiva debba essere quella di proseguire il prossimo futuro secondo quella visione di selezione attenta degli interventi di riduzione e contenimento della spesa attraverso provvedimenti che siano davvero di innovazione, di razionalizzazione del sistema, senza nulla togliere alla sua logica ispiratrice e senza nulla togliere ai diritti che abbiamo riconosciuto a tutti i cittadini. Ma chiedendo anche, in ragione della loro capacità effettiva di reddito, della loro effettiva capacità economica, ai cittadini che sono in condizioni di dare maggiori contributi, di darli anche al finanziamento di un sistema sanitario pubblico e, in larga misura, anche però fondato sul privato. Un privato che deve sottostare a regole più severe ed a controlli più oculati di quanto non si sia fatto per lungo tempo».
Secondo il Ministro della salute Balduzzi: “L’Italia è in buono stato di salute, ma stili di vita e abitudini alimentari vanno tenuti sotto controllo”.

 Intanto a Roma in via Cristoforo Colombo davanti alla Regione Lazio, migliaia di operatori della sanità hanno manifestato, per ore, bloccando il traffico. Tra loro soprattutto i lavoratori dell’ospedale Cto, che protestano contro la chiusura della loro struttura.

Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI e Antonio Bertolini, Delegato Municipale alla Sanità hanno dichiarato che «Oltre un migliaio di persone, medici, infermieri, personale delle ditte appaltatrici, cittadini, associazioni territoriali e Municipio Roma XI hanno sfilato dal Cto alla Regione Lazio, contro la chiusura dell’ospedale e di altre 5 strutture cittadine (Forlanini, Spallanzani, San Filippo Neri, Eastman, Oftalmico), per unirsi al presidio convocato da tutte le sigle sindacali. Si è ribadito vigorosamente che la giornata di oggi è una tappa intermedia e che si continuerà ad esprimere la volontà di restare aperti con l’occupazione ad oltranza della struttura di Garbatella. Non è tollerabile l’azzeramento della vocazione ortopedico-traumatologica e dell’esistenza stessa di un ospedale che negli anni passati ha già visto sacrificati centinaia di posti letto, interi reparti ben funzionanti e eccellenti professionalità ad un’impostazione di stampo ragionieristico. Chiudere sei ospedali significa cancellare la sanità pubblica e imboccare decisamente la strada di un modello nordamericano basato sul ruolo delle assicurazioni private, in cui le cure sono garantite solo a chi se le può permettere. Anche i lavoratori e gli utenti degli altri ospedali romani, pertanto, quelli che oggi non stanno nell’elenco macabro del Commissario Bondi, non devono dormire sonni tranquilli: presto potrebbe toccare anche a loro!».

Le strutture ospedaliere pubbliche ed equiparate sono passate in due anni da 638 dell’anno 2009 a 596 nel anno 2011 a seguito di fusioni, riconversioni o chiusure.
Balduzzi ha affrontato anche il tema più scottante, la crisi, i tagli e la riduzione del finanziamento per la sanità. “Ridurre il numero degli ospedali e delle unità operative”, ha detto il ministro, è necessario per rendere il sistema ospedaliero più adeguato “alle sfide della moderna medicina”.
Nella ‘Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2011’ possiamo leggere:  ‘’La sanità italiana, nel corso dell’anno 2012, ha offerto un significativo contributo alle politiche adottate dal Governo per l’uscita dalla crisi finanziaria ed economica che attraversa il nostro Paese. Lo ha fatto in condizioni di particolare difficoltà, per numerosi motivi.
In primo luogo, la compressione della dotazione delle risorse finanziarie del Servizio sanitario nazionale (SSN), che peraltro ha preservato comunque la funzione primaria del sistema sanitario di prevenire e temperare gli effetti della crisi sulle condizioni di salute della popolazione.
Inoltre, l’interruzione per il 2011-2012 del finanziamento del Fondo nazionale per la non autosufficienza, che si intende adesso rivitalizzare, non solo ha trasferito sul bilancio della sanità gli oneri per i servizi sociali a elevata integrazione sanitaria, ma ha anche creato ulteriori problemi all’organizzazione e al funzionamento della componente territoriale del SSN svolta in collaborazione con i Comuni, su cui insiste particolarmente la nuova domanda di assistenza da parte delle categorie più vulnerabili indotta dalla crisi economica. Infine, non va dimenticato che i dati OCSE mostrano come la spesa sanitaria pubblica italiana sia cresciuta di appena l’1,6% annuo, a fronte del 4% osservato nel complesso dei Paesi OCSE.
Sui problemi immediati posti dal contributo della sanità alle politiche di bilancio si sono innestate le esigenze di modernizzazione del sistema che la crisi economica ha semplicemente acuito e reso più manifeste e di più urgente soluzione. Tali esigenze sono state affrontate attraverso una “manutenzione straordinaria” per rivedere, riqualificare e riorganizzare il sistema assicurando l’invarianza dei servizi ai cittadini. Il cambiamento impresso alle politiche sanitarie nel rispetto dei principi fondamentali del SSN si propone di rendere il suo funzionamento più aderente alle trasformazioni della società, alla nuova struttura della popolazione e ai cambiamenti dell’epidemiologia, migliorando al contempo la sua sostenibilità, per prevenire i futuri problemi di fabbisogno e renderlo più consonante con gli obiettivi di finanza pubblica.’’

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