di Angela Foggia

Secondo l’istat, il rischio di povertà o esclusione sociale in Italia è più elevato rispetto a quello medio europeo ( circa il 24,2 %). Alla base di tale condizione sta la diseguaglianza per cui il 20 % più ricco delle famiglie residenti in Italia detiene il 37,4 del reddito totale, mentre le più povere solo l’8%.

Le famiglie del Sud e delle Isole hanno un reddito mediano del 73% rispetto a quelle del Nord. Rispetto al 2010 aumentano le famiglie che dichiarano di non potersi permettere, nell’anno, una settimana di ferie lontano da casa (dal 39,8 % al 46,6 %), di non poter riscaldare adeguatamente la propria abitazione (dall’11,2 % al 17,9 %), di non poter affrontare spese improvvise di 800 euro (dal 33,3% al 38,5 %9) e che, addirittura, non riescono a permettersi un pasto proteico adeguato per due giorni (dal 6,7 % al 12,3%).

Il 19,4% delle persone residenti nel Mezzogiorno è gravemente deprivato, valore più che doppio rispetto al Centro (7,5%) e triplo rispetto al Nord (6,4%).
Le famiglie più esposte sono quelle monoreddito e i più evidenti segnali di peggioramento sono stati notati per i pensionati. Ma la distribuzione diseguale dei redditi è fondata anche su differenze di genere: dove il maggiore percettore è una donna, il reddito mediano è inferiore di circa un terzo rispetto alle altre famiglie anche perché la maggior parte delle donne prese in considerazione sono anziane o monogenitori. Il 50% delle famiglie italiane ha percepito nel 2010 un reddito netto non superiore a 24.444 euro l’anno ( 2.307 euro al mese); nel Sud non più di 19.982 (1.665 al mese). Secondo i dati istat , quindi, il 30% dei cittadini è a rischio: più della media europea.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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