Cambiare il mondo cominciando dalle proprie abitudini: una promessa semplice da pronunciare, assai meno da mantenere. “Tutto formalmente corretto” degli Overcardano mette in relazione la coscienza individuale e la responsabilità collettiva. Il suo titolo permette anche questa lettura: rispettare le forme non basta, se poi si delega sempre a qualcun altro la sostanza delle decisioni.

Qualche sosta lungo la tracklist quanto meno per orientarsi appena: “Sta cambiando il vento” richiama Bob Dylan e traduce l’attesa della trasformazione in un invito alla cura, contro discriminazioni e solitudine. “Green Power” porta la stessa urgenza sul terreno ambientale, attraverso domande insistite e dichiarazioni esplicite. La volontà di farsi capire è netta; meno convincente, a tratti, la fiducia nella formula risolutiva, che avvicina il testo allo slogan e riduce lo spazio dell’ambiguità poetica. Il rapporto con “Insicurezza e ragione” rende però il quadro meno pacificato: chi vorrebbe agire sul mondo deve fare i conti con la propria paralisi. È questo attrito, direi, a dare profondità al progetto di Maurizio Cardaci. Poi non manca una composizione strumentale e qui mi fermo: “Libellula” come fosse una pausa nell’urgenza sociale di dover sempre nominare ed etichettare tutto. Il rock di altri tempi, un impegno personale, civile, sociale… un impegno nel fare del suono un manifesto.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.