Lo stigma sociale, la lotta e la ribellione contro le regole di una società chiusa e arretrata, la salvezza nell’arte  

Nascere fuori dal matrimonio, nel secolo scorso, rappresentava un marchio sociale e un’offesa alla morale dell’epoca. Figlio “fuori legge”, come lo stesso scrittore si definisce, Albatici racconta con sincerità e autoironia il percorso di un giovane di provincia alla ricerca della propria identità, affrontando i pregiudizi e i falsi moralismi della società dell’epoca.

Daniele Albatici pubblica il memoir “Controtempo”, un’autobiografia narrativa che ripercorre i suoi primi ventisette anni, dalla nascita nella Ravenna degli anni Cinquanta fino agli anni Settanta.

L’idea del libro nasce dall’incontro tra generazioni: da un lato le conversazioni con la zia ultraottantenne Maria (presente, diciannovenne, in sala parto il giorno della sua nascita), dall’altro le domande insaziabili del nipote Raul, a cui l’autore ha voluto lasciare una testimonianza di memoria. Raccogliendo appunti, canzoni e diari scritti nel corso dei decenni, Albatici ha ricomposto il mosaico di un’epoca densa e complessa, osservata “dal basso” e senza la presunzione del grande protagonista.

Racconta vicende familiari, ma il libro in realtà si muove su piani e tratti più ampi: la dignità nella

povertà, il peso dello stigma sociale, la forza delle donne in un’Italia che non concedeva loro quasi nulla, la complessità dell’identità quando nasce da una ferita originaria.

“Controtempo” si presenta come un’autoanalisi e una confessione scritta con un ritmo “sincopato” e orale. L’autore attinge istintivamente ai suoi amori giovanili, da Kerouac e Ginsberg a Steinbeck, Sartre, Cechov e Proust, intrecciando la scrittura con la passione per il disegno, la scultura e la musica.

“È strano. Voglio parlare di una notte di cui non mi ricordo. Però c’ero.”

Daniele Albatici (Ravenna, 20 novembre 1950) è stato docente ed è cantautore iscritto alla SIAE. Diplomatosi Maestro d’Arte presso l’Istituto d’Arte per il Mosaico di Ravenna e laureatosi in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha insegnato Scultura presso il Liceo Artistico di Ravenna, fino alla pensione. Tutto questo periodo è caratterizzato dalla lontananza dal mercato dell’arte, una scelta dovuta alla volontà di conservare la propria indipendenza e la libertà creativa.

L’ascolto delle pubbliche letture della Divina Commedia da parte di Padre Alberto Casalboni, frate Cappuccino di grande cultura e Dantista illustre, lo ha portato ad addentrarsi nel mondo espressivo di Dante Alighieri e a produrre numerose opere pittoriche, esposte in varie mostre in Italia e all’estero. La sua produzione artistica, rigorosamente figurativa e incentrata sull’indagine dal vero, spazia dal paesaggio al sacro. 

Parallelamente, ha sempre coltivato la scrittura e la composizione musicale.

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Da un commento dell’amico Enzo Bartalotta  su Whatsapp:

Ri-buongiorno Daniele,

ho “esplorato” il PDF, (ma voglio leggere attentamente il cartaceo) la tua autobiografia narrativa, 

di una infanzia e giovinezza archetipica.

Non mi aspettavo una vita così “fuori dagli schemi”.

È la trama di un film: origini difficili, figure familiari forti e contraddittorie, povertà, stigma sociale,

talento precoce per il disegno, approdo identitario.

Ci sono molti archetipi narrativi:
Daniele, “orfano”
Bianca, Demetra
Ugo, Eterno fanciullo

I nonni e tutti i personaggi hanno una psicologia profonda, entrano con forza su temi di identità,

resilienza e appartenenza che oggi andrebbero rivalutati.

Il libro è scritto bene, scorre, ha un ritmo naturale, quasi orale, che permette di entrare nella

memoria senza mai percepire fatica.

Vince la sincerità del tuo vissuto e dalla tua capacità di selezionare dettagli significativi, facendo

luce su un’intera epoca attraverso un singolo gesto, un odore, una scena domestica.

Non cerchi effetti speciali, non ti servono, ma li ottieni con la profondità dei temi, sorprendenti.

Racconti vicende familiari, ma il libro in realtà si muove su piani e tratti più ampi: la dignità nella

povertà, il peso dello stigma sociale, la forza delle donne in un’Italia che non concedeva loro quasi

nulla, la complessità dell’identità quando nasce da una ferita originaria.

Sono temi universali, trattati con una delicatezza.

Hai trasformato la memoria in materia narrativa.

La nascita “controtempo” come metafora dell’intera esistenza. Bello!

Bianca, una forma di amore resistente e non spettacolare.

La mancanza, che diventa una lente psicologica per comprendere il maschile dell’epoca.

Ci sono molti paralleli con Lucio Dalla. Lui senza padre, artista, sostenuto solo dalla madre. Tu col

disegno come linguaggio primario, come modo di dare ordine al mondo quando il mondo non offre

ordine.

Tu vai oltre un’autobiografia, indaghi le radici emotive dell’identità.

Sai osservare le persone: la loro durezza, le loro fragilità, i loro codici morali. E riveli una

sensibilità profonda, quasi clinica, ma sempre empatica.

Daniele, ti ho dato una restituzione più tecnica che emotiva, perché per l’emozione ho bisogno del

cartaceo, poi tornerò da te con umanità e sentimento.

15 agosto 2026

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.