MOSCA – Una missione riservata nel cuore della Russia mentre sul dossier ucraino tornano a incrociarsi diplomazia, intelligence e guerra. Il direttore della Cia John Ratcliffe è arrivato oggi, 25 agosto, a Mosca a bordo di un aereo militare americano C-17 per una serie di incontri, secondo quanto riportato inizialmente dalla Cbs e successivamente confermato da altre fonti internazionali. La natura dei colloqui resta coperta dal massimo riserbo: né Washington né Mosca hanno chiarito ufficialmente chi siano gli interlocutori del capo dell’intelligence americana o quali dossier siano sul tavolo. Reuters sottolinea come si tratti della prima visita riportata pubblicamente di un direttore della Cia nella capitale russa da quella dell’allora capo dell’Agenzia William Burns nel 2021.  La tempistica rende però la missione particolarmente significativa. Proprio nelle stesse ore il Cremlino ha respinto la proposta sostenuta da Kiev per trasformare una parte del Donbass conteso in una zona economica libera amministrata da un soggetto terzo nell’ambito di un possibile accordo di pace. Il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito la posizione russa secondo cui il Donbass sarebbe territorio della Federazione Russa, escludendo quindi la possibilità che Paesi terzi possano amministrarlo.  La distanza tra Mosca e Kiev resta dunque enorme, soprattutto sulla questione territoriale, ma l’arrivo di Ratcliffe apre inevitabilmente interrogativi sull’esistenza di un canale parallelo di comunicazione tra Washington e il Cremlino. Il contenuto degli incontri non è stato reso pubblico e sarebbe quindi prematuro attribuire alla missione un preciso obiettivo negoziale. Il dato politico, tuttavia, è rilevante: mentre pubblicamente le posizioni restano distanti, uno dei massimi vertici dell’apparato di sicurezza statunitense arriva direttamente nella capitale russa. Secondo Reuters, la visita coincide inoltre con una richiesta americana all’Ucraina di evitare attacchi aerei nel nord della Russia in concomitanza con il viaggio di un alto funzionario statunitense.  Sullo sfondo c’è anche il dossier Iran, diventato ormai inseparabile dai nuovi equilibri tra Washington e Mosca. Russia e Iran mantengono stretti rapporti economici e militari, mentre gli Stati Uniti stanno aumentando la pressione internazionale su Teheran. La presenza del capo della Cia a Mosca potrebbe quindi riguardare un’agenda molto più ampia della sola Ucraina, anche se al momento non esistono conferme ufficiali sui temi affrontati.  Intanto Zelensky continua a puntare sulla mediazione americana: il presidente ucraino ritiene che esista una finestra diplomatica fino all’estate del 2027 e Kiev ha lavorato con Stati Uniti ed europei a una proposta che comprende un cessate il fuoco e l’ipotesi della zona economica libera nel Donbass. Mosca, però, continua a rivendicare i territori e considera incompatibile con la propria posizione qualsiasi amministrazione internazionale dell’area.  È dunque una giornata che fotografa perfettamente la contraddizione della guerra: mentre sul terreno e nelle dichiarazioni ufficiali le distanze sembrano ancora difficilmente conciliabili, dietro le quinte continuano a muoversi intelligence e diplomazia. L’arrivo di Ratcliffe a Mosca non significa che una svolta sia vicina, ma rappresenta un segnale impossibile da ignorare. Nel momento in cui il Cremlino chiude pubblicamente la porta alla proposta sul Donbass, Washington mantiene aperto un canale diretto con Mosca. Ed è proprio lungo questo sottilissimo confine tra pressione, guerra e negoziato che potrebbero giocarsi le prossime mosse della crisi ucraina.

Michel Emi Maritato

Giornalista, esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, psicologia giuridica e criminalità organizzata.

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Di Michel Emi Maritato

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