“A tu per tu con il cielo” è il tipo di libro che non lascia indifferenti. Umberto Nardi porta in campo una scrittura che è chiaramente nata dall’interno di un’esperienza vera e non da un tavolo di lavoro: le fabbriche trevigiane, gli ambienti dell’emarginazione, gli anni delle dipendenze e del recupero, le donne incontrate e perdute. Questo background dà ai versi una gravità che molte raccolte contemporanee non hanno. La quantità del materiale raccolto in trent’anni è al tempo stesso il punto di forza e il rischio maggiore della raccolta. In certi momenti il lettore sente il bisogno di un respiro diverso, di un silenzio che spezzi la densità accumulata: alcuni passaggi avrebbero guadagnato da una selezione più rigorosa, perché quando tutto è allo stesso livello di intensità dichiarata, il contrasto che rende una poesia memorabile tende a scomparire. Nonostante questo, ci sono momenti in questa raccolta che restano. Le liriche dedicate alla madre, le invettive sociali più riuscite, e una certa capacità di passare dalla ferocia alla dolcezza in pochi versi, senza che il salto risulti forzato. Un libro imperfetto, come la vita che racconta. E forse è esattamente questo il punto.
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