
Esiste un punto, nel mezzo di Culto dei Culti, in cui Alessio Isam Hamdan calcola la probabilità statistica che esistano altre civiltà capaci di sconfiggere la morte attraverso la tecnologia, e ne deduce una speranza razionale di resurrezione futura per ogni essere umano. È uno dei passaggi più audaci del libro, e anche uno dei più difficili da accettare per chi cerca rigore scientifico stretto. Il libro condivide con autori come Deepak Chopra la tentazione di usare il linguaggio della fisica per dare credibilità a intuizioni che restano, alla fine, di natura spirituale. La differenza, va riconosciuta, è che Hamdan dichiara sempre con chiarezza quando il discorso lascia il piano scientifico per entrare in quello speculativo, un’onestà metodologica che non tutti gli autori del genere si concedono. Resta però un nodo aperto: alcuni dei cinquanta punti, soprattutto quelli più audaci sul piano cosmologico, chiedono al lettore un atto di fiducia che la sola argomentazione statistica difficilmente riesce a garantire del tutto, per quanto l’impalcatura logica sia costruita con attenzione. Detto questo, il libro funziona meglio quando si concentra su temi più concreti, come il rapporto tra etica e tecnologia o la gestione consapevole del tempo, dove l’argomentazione si appoggia su basi più solide e verificabili. È un’opera che probabilmente dividerà i lettori più che convincerli all’unanimità, ma è proprio questa ambizione a renderla un titolo degno di attenzione, anche da parte di chi non ne condividerà ogni passaggio.
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