
Esistono canzoni che non cercano di convincerti di niente. Vanno avanti per la loro strada e se le segui, bene; se no, pazienza. “Soulitude” dei Maison Musiq è di quelle. Dall’apertura in poi, quel groove basso e lento con quella voce che entra quasi di soppiatto, il brano non alza la voce. Non ha bisogno di farlo. Marina Santelli canta con una naturalezza che è difficile fingere. Si sente che conosce questo tipo di musica nel profondo, che ci ha vissuto dentro. Il testo lavora su un territorio delicato, la solitudine come condizione da cui si vorrebbe uscire ma che alla fine ci definisce, e certi passaggi riescono a dire tutto in pochissime parole: “But I can’t run away from myself / this mess became me because of soulitude”. Non c’è melodramma, solo lucidità. I Maison Musiq vengono da un percorso lungo: Sauro Malavasi dai tempi del rock e del funk, Valerio Semplici dalla scena dance europea, Andrea Satomi Bertorelli dal palco di Mario Biondi. Questa stratificazione si sente, non come peso, ma come spessore. Il brano regge anche a un ascolto attento, non solo distratto. C’è qualcosa di sincero in “Soulitude” che non si costruisce a tavolino. O ce l’hai o non ce l’hai. Loro ce l’hanno.


