
Ci sono dischi che si ascoltano e ci sono dischi che si abitano. “A metà strada”, il primo album di Bosa, appartiene alla seconda categoria. Non perché sia perfetto, ma perché è onesto in un modo che oggi non si sente spesso. Salvatore Carotenuto, nato a Torre del Greco e ingegnere biomedico per formazione, ha costruito questo disco durante un periodo di smarrimento personale, e quella origine si sente in ogni traccia. Non come autobiografia esposta, ma come qualità del suono: asciutto, diretto, senza orpelli. “Dormire” è il brano in cui il disco tocca il fondo nel senso migliore del termine. La voce nuda, la notte come spazio di confronto inevitabile con se stessi, e quel senso di vuoto che il sonno non riempie davvero ma almeno interrompe. E poi “Una lacrima al giorno”, che porta in scena il momento in cui il dialogo con lo specchio smette di essere fuga e diventa qualcosa di più coraggioso: restare lì a guardarsi. “Capire chi siamo” chiude il cerchio con la stessa serietà con cui era stato aperto. Bosa non offre risposte. Ne guadagna credibilità, non la perde.


