
In un periodo in cui molte uscite musicali sembrano costruite per catturare attenzione nel giro di pochi secondi, “Nirvana e tormento” prende una direzione quasi opposta. Franco Tortora preferisce lavorare sull’atmosfera e sulla continuità emotiva, lasciando che il brano cresca poco alla volta. La scelta può sembrare controcorrente, ma alla lunga funziona. La voce porta dentro il pezzo una certa esperienza vissuta e questo rende più credibili anche i passaggi più romantici del testo. C’è una linea melodica molto tradizionale, ma usata con naturalezza e senza eccessi nostalgici. Alcune immagini scritte nel testo arrivano dritte proprio perché non cercano l’effetto poetico forzato. Il pezzo parla di fragilità sentimentali senza cadere nel melodramma e questo è probabilmente uno dei suoi punti migliori. Durante l’ascolto si percepisce una forte attenzione alla coerenza del clima sonoro. Tutto resta raccolto, quasi trattenuto, e a tratti ricorda certe ballate italiane di metà anni Novanta dove il peso era affidato soprattutto all’interpretazione. C’è anche un piccolo aspetto divisivo però. Chi ama brani più dinamici potrebbe trovare il ritmo generale troppo uniforme e in alcuni punti il pezzo sembra rinunciare volutamente a un’esplosione emotiva più evidente. È una decisione che non tutti apprezzeranno allo stesso modo. Però dentro questa scelta esiste una precisa identità artistica. “Nirvana e tormento” non prova mai a trasformarsi in qualcosa che non è. Rimane fedele al proprio carattere dall’inizio alla fine. L’ascolto lascia addosso una malinconia leggera, non pesante, quasi familiare. E questo probabilmente è il risultato migliore raggiunto dal brano. Non sorprende in maniera clamorosa, ma riesce a creare compagnia emotiva. A volte basta anche questo per rendere una canzone autentica e memorabile nel tempo.


