Uscito il 17 aprile, “Cattivi Praticanti” è il primo album del cantautore abruzzese Ianez, disponibile su tutte le piattaforme digitali insieme al videoclip della title track, realizzato dallo stesso artista. La riflessione e il mònito – che emergono tra le righe di una penna profondamente attenta al sociale –  si aprono alle riflessioni intra e interpersonali, passando per domande e dubbi a cui non si intende dare una risposta risolutiva e definitiva: è l’uomo che ha il compito di carpire le incongruenze attuali e le risorse che abbiamo a disposizione dentro di noi.

Quando e come comincia il tuo viaggio nella musica?

“Tutto è iniziato quando ero ragazzino, con una prima band metal. È stata un’esperienza importante, anche perché ha avuto un buon riscontro nell’ambiente. Dopo quella fase ho sentito l’esigenza di intraprendere una ricerca più personale: sono sempre stato musicalmente onnivoro, non ascoltavo solo metal ma un po’ di tutto e volevo trovare un suono mio, qualcosa che mi rappresentasse davvero.

Da lì ho cambiato direzione: ho formato una cover band e abbiamo iniziato a scrivere anche brani inediti in italiano.

Poi c’è stata una rottura netta: mi sono fermato per un periodo e nel 2018 ho scritto un romanzo. Successivamente sono ripartito insieme al mio bassista, che è anche un caro amico, e a Fabio Tumini, che ha uno studio di registrazione ed è un fonico professionista. Avevo già dei testi pronti e abbiamo ripreso a lavorare, tornando alla ricerca di un suono”.

Quali sono le tue influenze musicali e i tuoi modelli di riferimento?

“Sicuramente sono influenzato da molte cose, ma non saprei indicare un riferimento preciso. Dipende molto dal momento che vivo. Più che modelli fissi, sono gli ascolti e le esperienze a guidarmi. Anche il lavoro con Fabio e Lorenzo incide molto: scriviamo insieme e quindi ci influenziamo a vicenda”.

Parliamo dell’ultimo lavoro Cattivi praticanti: che messaggio vuoi trasmettere?

“Il brano nasce dall’osservazione della realtà che ci circonda. Sempre più spesso vediamo aziende che da un giorno all’altro si spostano o licenziano. Il capitalismo ha cambiato strategia: non si limita più a “usarti”, ma ti fa sentire parte del progetto, ti responsabilizza, ti coinvolge emotivamente.

In realtà, però, restiamo pedine sacrificabili in un ingranaggio economico. Viviamo per produrre e consumare, spesso acquistando cose superflue. Il valore della nostra vita sembra legato a ciò che facciamo, non a chi siamo.

Cattivi praticanti parla proprio di questo, immaginando un momento in cui le persone prendono coscienza e si ribellano. È una riflessione, non dà risposte assolute, ma vuole stimolare consapevolezza”.

Nei tuoi brani c’è anche uno spiraglio di speranza?

“Io credo molto nella ciclicità delle cose. Penso che prima o poi le persone si rendano conto della situazione. Ci sono già stati cambiamenti importanti, anche nel mondo del lavoro, ma c’è ancora tanto da fare. Bisogna provare a uscire da questo meccanismo e credo che col tempo qualcosa possa migliorare”.

A proposito del videoclip: come è stato tradotto visivamente il messaggio del brano?

“Il videoclip ha uno stile ispirato alla graphic novel, quindi un po’ fumettato. È una scelta voluta per alleggerire un tema comunque pesante e renderlo più accessibile, senza perdere il messaggio”.

Quanto è importante per te l’equilibrio tra musica e contenuto?

“In realtà è qualcosa che viene abbastanza naturale perché rispecchia la vita stessa: fatta di dimensione personale e collettiva. A volte nasce prima la musica e mi porta verso qualcosa di intimo, nostalgico; altre volte emergono tematiche sociali.

Anche nei brani più personali, però, ci sono sempre riflessioni più ampie: si parla di solitudine, di relazioni tossiche, di esperienze condivise. L’equilibrio non è qualcosa di costruito a tavolino, ma si crea spontaneamente”.

Oggi è ancora possibile esprimersi liberamente, dire cose anche scomode?

“Forse oggi più che mai è necessario. Viviamo in un mondo complesso, spesso contraddittorio e credo sia importante dire le cose come stanno, senza filtri. La musica può offrire punti di vista e spunti di riflessione.

Inoltre il cantautorato italiano ha una forte tradizione di protesta: è qualcosa che abbiamo dentro e questo è il momento giusto per scrivere in modo diretto, anche tagliente”.

Cosa ti aspetti da questo ultimo album?

“Non mi aspetto mai nulla di preciso. Spero innanzitutto che piaccia e che possa portarci in posti nuovi, farci vivere esperienze diverse e arrivare a più persone possibili, soprattutto in un contesto sociale come quello attuale”.

Sono previsti live?

“Sì, il 30 aprile suoneremo a San Salvo, insieme ai Malati Immaginari: apriremo la serata. Inoltre sono in programma contest, festival e altre date, anche se molte sono ancora da confermare. Consiglio di seguirci sui social per rimanere aggiornati”.