
“DONUM – Le Cronache del Vuoto” è uno di quei libri che difficilmente lascia indifferenti. La struttura è evidente, pensata, quasi ingegnerizzata, e questo può essere un punto di forza oppure un limite, a seconda di chi legge. La sensazione iniziale è quella di trovarsi davanti a un mondo molto definito, dove ogni elemento è al suo posto. Questo dà sicurezza, ma a tratti riduce lo spazio per l’imprevedibilità. Il tema del vuoto è interessante, soprattutto quando si trasforma in presenza narrativa più che in semplice ambiente. La componente simbolica funziona, anche se non sempre viene spinta fino in fondo. La scrittura mantiene un tono coerente, senza sbavature, ma proprio questa coerenza può risultare un po’ uniforme in alcuni passaggi. I dialoghi sono credibili e restituiscono bene la dimensione umana dell’equipaggio, che resta uno degli elementi più solidi. Non si tratta di una fantascienza spettacolare, ma di un racconto più riflessivo, che può ricordare certe atmosfere di Bradbury nella sua dimensione più contemplativa. Il progetto letterario sceglie una direzione precisa e la segue con disciplina. Non cerca di piacere a tutti, e questo è un merito. La lettura lascia una traccia, anche quando non convince del tutto, ed è forse proprio questo il suo punto più interessante.


