Il cantautore varesino debutta con un album di formazione che attraversa crepe, paesaggi interiori e nuove consapevolezze


“Dirupi” è un titolo che non lascia spazio a equivoci: richiama l’idea di uno strappo, di una caduta, ma anche di un paesaggio potente e vertiginoso. È da questa immagine che Alessandro Cerea parte per il suo primo album, in uscita il 20 febbraio 2026.
Un esordio che sceglie di mettere al centro la fragilità, non come limite, ma come spazio di verità.

Cantautore varesino classe 1995, Cerea ha iniziato a studiare pianoforte a otto anni e a scrivere canzoni a dodici . La sua formazione è profondamente segnata dalla tradizione cantautorale italiana degli anni ’60, da cui eredita un approccio “antico”: centralità della voce, strumenti reali, attenzione alla parola. Dopo gli studi in Musicologia e diverse esperienze tra teatro e cinema, l’incontro con il produttore Giuliano Dottori segna la svolta che porta alla nascita di “Dirupi”.

Il disco si compone di otto brani che raccontano l’età sospesa tra i venti e i trent’anni, quando si attraversano le prime grandi fratture: la fine di un amore, la difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo, la sensazione di essere in bilico tra ciò che si è stati e ciò che si diventerà.
È un album di formazione che si muove tra case silenziose, strade provinciali e autostrade che portano al mare, trasformando luoghi concreti in metafore interiori.

Dal punto di vista sonoro, “Dirupi” fonde folk, ballad e una sottile elettronica.
Non c’è mai ostentazione produttiva: ogni scelta musicale accompagna il testo, lo sostiene, lo amplifica. In “Nervi” il viaggio in auto verso il mare diventa simbolo di fuga e ricerca, con chitarre acustiche e drum machine che evocano un cantautorato sospeso tra passato e presente. “Troppo tardi” racconta invece la solitudine della provincia, tra lampioni e bicchieri di vino, con una malinconia quieta e disincantata.

“Sogno imperfetto” apre uno spazio onirico in cui malinconia e speranza convivono, mentre “Fratello sacrificale” rappresenta il momento più teso e politico del disco, con synth freddi che descrivono l’ostilità del contesto sociale e un’esplosione finale di chitarra e batteria come gesto di resistenza.
Il percorso si chiude con “Dirupi felici”, frammento poetico e sensuale che celebra l’abbandono e la grazia naturale.

Registrato tra il Jacuzi Studio di Milano e Il Matto Recording Studio di Varese, l’album respira un’atmosfera intima e raccolta. La produzione condivisa con Giuliano Dottori valorizza la dimensione artigianale del progetto, mantenendo un equilibrio tra cura tecnica e spontaneità.

Con “Dirupi”, Alessandro Cerea firma un esordio che non cerca scorciatoie. È un disco che accetta le crepe, le attraversa e le trasforma in paesaggi da esplorare. Un debutto che parla a una generazione intera, ma anche a chi, indipendentemente dall’età, continua a camminare lungo i propri dirupi interiori.

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Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

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