Con “The World isn’t like you”, i Naif gridano con autenticità la voglia di essere ascoltati senza filtri. La loro musica è una “melodia telepatica” che unisce e libera, dove ogni nota è verità, ogni parola è sfida, ogni emozione è una presa di posizione potente e necessaria

“The World isn’t like you” è stato descritto come un “grido di libertà”. Qual è la verità più importante che volevate affermare con questa canzone?
La verità – se vogliamo chiamarla così- di cui vogliamo parlare è quella relativa ai giudizi inappropriati, figli di una società spesso di corsa e che si ferma solo alla superficie delle cose.
Noi crediamo nella liberta individuale di dover esprimere sé stessi (nei limiti del buon senso) e il proprio modo di amare lasciando perdere quelli che sono i “freni esterni”.
Dentro il brano convivono dolore, resistenza, solitudine e rinascita. Quale di queste dimensioni rispecchia maggiormente il cuore dei Naïf?
Decisamente quella della resistenza e della rinascita: la prima perché vogliamo porci a testa alta per ciò per cui lottiamo, tra cui la verità sopracitata; la seconda perché siamo consapevoli che l’identità del gruppo nel tempo è in costante evoluzione – soprattutto considerando che il progetto è nato per fare musica indie italiana – quindi attraversa fasi di morte e resurrezione.
Il titolo scherzoso “Kukù” nasconde un significato profondo: stanare ciò che è nascosto. Quanto di voi stessi avete rivelato in questo brano?
Diciamo che noi tendiamo sempre a rivelarci e ad essere completamente trasparenti. Ci piace svelarci al pubblico e far vedere ogni nostra sfaccettatura.
In questo brano, Lorenzo è stato quello che ha rivelato più di tutti il suo estro, ma anche Antonio nella parte in po’ più funk (voluta da lui) con la parte di basso e batteria.
A giro, nelle varie canzoni dell’album, ognuno mostra qualcosa in più rispetto agli altri.
Il riff di basso è nato per caso, ma è diventato il centro dell’intera struttura. Vi capita spesso che i vostri brani nascano da intuizioni così improvvise?
Sì! Anzi, molte volte capita che partiamo da un’idea improvvisata che a volte si trasforma in qualcosa di completamente diverso dalla radice.
Sostanzialmente, questo singolo, e gli altri che accompagna, sono nati così; prevediamo però la possibilità di un ulteriore EP che però nasce già da un’idea più strutturata e pensata.
Il singolo parla di difendersi dai giudizi, ma anche di non chiedere il permesso di essere ciò che si è. Quanto questa visione guida la vostra vita artistica?
Tantissimo, cerchiamo il più possibile di essere noi stessi, sul palco, con il pubblico e anche in relazione a ciò che scriviamo.
Quali sono i prossimi obiettivi della band, tra nuovi singoli, album e una crescita ancora più forte nella scena indie rock?
Sicuramente ci sarà un evoluzione artistica nei prossimi album, ma abbiamo già fatto un po’ di spoiler. Lo vedrete in futuro!


