Chiara Pambianchi firma un giallo psicologico che supera le regole del genere. In «Il teatro dei miei sogni», la protagonista indagine diventa un percorso di crescita. La scrittura, densa di simbolismi e di luce interiore, riflette sul coraggio di affrontare i propri demoni per ritrovare la libertà.

L’ambientazione tra realtà e immaginazione è molto originale. Come ha costruito questo equilibrio narrativo?
Ho costruito l’equilibrio tra realtà e immaginazione come se stessi dipingendo. Ho usato un pennello realistico per descrivere gli elementi tangibili della storia (i luoghi, i personaggi, l’indagine), ma ho mischiato i colori con pennellate più astratte per esplorare il mondo interiore di Victor. La mia intenzione era creare una narrazione che riflettesse parte del funzionamento della mente umana: non sempre logica e lineare, ma spesso fatta di salti, associazioni e richiami al subconscio.
Ogni personaggio sembra essere una parte della psiche di Victor. È una scelta consapevole o frutto del processo creativo?
È una lettura molto profonda e sono felice che sia stata colta. Sì, è stata una scelta parzialmente consapevole, maturate piuttosto durante il processo creativo. Ho concepito i personaggi non solo come individui a sé stanti, ma anche come specchi delle diverse sfaccettature della psiche di Victor. Ognuno di loro, con le proprie paure, desideri e segreti, rappresenta una parte del suo mondo interiore che lui stesso fatica a riconoscere. Attraverso le loro storie, Victor è costretto a confrontarsi con I propri sospesi e a trovare un modo per ricomporre i pezzi del suo passato, in particolare con gli aspetti legati alla genitorialità.
Il romanzo ha già ricevuto apprezzamenti importanti. Cosa significano per lei questi riconoscimenti?
Ogni apprezzamento, piccolo o grande che sia, è un’emozione incredibile. Essendo una scrittrice emergente, voglio considerare questi riconoscimenti come una lieve conferma del valore del mio lavoro e mi danno anche la forza e la motivazione per andare avanti. La cosa più gratificante, però, è sapere che la storia e i personaggi sono riusciti a toccare le corde emotive dei lettori.
Che ruolo ha avuto la musica, altra sua passione, nella scrittura di questo libro?
La musica ha avuto un ruolo fondamentale nella scrittura. Mentre scrivevo, spesso sceglievo brani che potessero riflettere il tono e le emozioni della scena per esempio: Leonard Cohen, Giordana Angi ecc…Non solo mi hanno aiutato a concentrarmi, ma anche guidato il ritmo della narrazione.
Il lettore affronta un viaggio emotivo intenso. Quali sono le reazioni più significative che ha ricevuto finora?
La reazione più significativa che ho ricevuto finora è stata quella di una lettrice che mi ha detto di essersi innamorata di Victor. Mi ha scritto: ‘Ho chiuso il libro e mi sono accorta che mi mancherà la sua compagnia, Victor mi ha fatto sentire meno sola nelle mie fragilità. ‘Un’altra reazione che mi ha colpito molto è stata quella di una lettrice che mi ha scritto un’e-mail lunga quattro pagine con mille domande sui personaggi, sui simboli, sul finale. Era evidente che il libro l’aveva coinvolta a un livello profondo e che sentiva il bisogno di capire ogni dettaglio, come se volesse risolvere il mistero insieme a me. Questi due esempi mi hanno fatto capire che la storia non è solo mia. Non vedo l’ora di condividere la seconda avventura.
Cosa consiglierebbe a chi vuole avvicinarsi alla scrittura con l’intento di esplorare il proprio mondo interiore?
Consiglierei due cose: la prima, di non avere paura di guardare dentro di sé, anche nelle parti più buie e dolorose. La scrittura è una forma di autoanalisi che può portare a scoperte sorprendenti. La seconda, di non preoccuparsi troppo delle regole. All’inizio, l’unica cosa che conta è far uscire la propria storia, poichè solo le storie vere, che vengono dal profondo, riescono a connettersi con gli altri in modo autentico e duraturo.


