Nelle sfumature contrastanti del suo brano, Antonio Di Mauro racconta la complessità dell’animo umano. “Imprevedibile” non è solo un debutto musicale, ma un percorso di consapevolezza che invita ad accettare fragilità e potenzialità, trovando il coraggio di mostrarsi autentici senza maschere.

“Imprevedibile” sembra essere una sorta di manifesto emotivo. Ti senti più esposto ora che hai pubblicato qualcosa di così intimo?
Imprevedibile, in effetti, lo è. È un inno alla libertà di espressione, all’andare oltre le etichette e ai percorsi obbligati. È un viaggio di consapevolezza e accettazione di ogni sfumatura di sé. Come si evince dal videoclip ufficiale, provo a familiarizzare e personificare ogni emozione, per far sì che non siano loro a prendere il comando della mia vita ma piuttosto impari a convivere e perfino a ballare con esse, perché ogni emozione è importante e va accolta piuttosto che combattuta. È normale sentirsi inizialmente più vulnerabili, perché la società ci suggerisce di mostrare solo ciò che funziona e che ci rende invincibili ma la verità è un’altra. Ognuno di noi sperimenta momenti anche down, di stanchezza, di abbandono ma tutto serve. Sono le stagioni dell’animo, e ognuna di essa ci permette di evolvere. E poi ci tenevo moltissimo a presentarmi alla gente esattamente come sono, perché l’autenticità e l’onestà vengono sempre ripagate. È più coraggioso mostrare anche le proprie fragilità piuttosto che indossare maschere di una perfezione irraggiungibile e idilliaca.
Hai scelto un arrangiamento minimale ma efficace. Cosa volevi trasmettere a livello sonoro?
Il sound doveva enfatizzare il concetto espresso attraverso il testo. Momenti minimali, quasi vuoti e privi di sovrastrutture, per poi evolvere in un climax ascendente di cui il ritornello rappresenta l’apice. L’arrangiamento ci aiuta a vivere queste due dimensioni, quella più intima, riflessiva, nostalgica, nelle strofe per dare poi spazio a quella più calda, consapevole, matura, di affermazione e rinascita in un’esplosione di energia nel doppio ritornello. In mezzo, nei due pre-ritornelli, troviamo una sorte di ponte, di collante, tra alti e bassi, volare e ricadere come su un ottovolante. Il tutto, si conclude in un perfetto equilibrio tra gli opposti, in cui mente e cuore fanno l’amore, si allineano, per risuonare insieme e intraprendere un nuovo viaggio.
Come nasce solitamente una tua canzone? Parti dalla melodia, dalle parole o da un’emozione?
In realtà non ho un protocollo standard. A volte, mi viene in mente una melodia che inizio a canticchiare con qualche vocale, buttando a caso delle parole in fake english per capire se funziona. Altre volte, inizio da un giro di accordi suonato al pianoforte o con la chitarra, e da lì creo lo scheletro del brano. Automaticamente il suono che viene fuori, suscita in me emozioni ed immagini, e parte un film mentale. Sono molto creativo e fantasioso. Mi catapulto facilmente su un’altra dimensione in cui vedo tutto in maniera chiara, tra ricordi e momenti desiderati, con l’aggiunta di un pizzico di fantasia. Nei vari tentativi, è capitato anche di fare il tragitto inverso, partire dal testo per poi aggiungere la melodia successivamente, però, a mio avviso, è più complicato perché devi poi fare i conti con la metrica. Sai qual è la cosa più bella? L’orario in cui ti sopraggiunge l’intuizione e l’ispirazione. Sempre alle due di notte. Oppure, nei momenti meno opportuni, su un aereo, mentre sei in giro a fare altro. E lì, cerco di immortalare l’idea tra note vocali e scritte, cercando di fare meno rumore possibile. Immaginami mentre inizio a contorcermi sul sedile dell’aereo, coprendomi con il giubbotto per registrare un audio, e dopo vedere gli occhi puntati addosso dei passeggeri seduti accanto! Penseranno, questo è fuori di testa. Fortunatamente si risolve il tutto con una risata.
Che ruolo ha avuto il tuo background nel gospel e nei musical nella tua evoluzione artistica?
Io credo che ogni esperienza ti lasci qualcosa. Anche lo sperimentare generi totalmente diversi e a volte agli antipodi, ti permette di acquisire nuove conoscenze e competenze. Il provare a costruire un arrangiamento diverso per un determinato brano, in questo caso dal taglio gospel, è sicuramente un’ottima palestra. È come ridefinire i contorni, le linee, e le sfumature di un abito senza snaturarlo. Non è certo semplice. Amo le contaminazioni e le collaborazioni con altri artisti. Il coro gospel e l’esperienza corale fatta in occasione di uno spettacolo che ripercorreva i celebri brani che hanno fatto la storia dei musical, mi hanno arricchito moltissimo umanamente ed artisticamente. Più di cento voci che cantano insieme, per me è pura magia e connessione emotiva alle stelle. Poi se aggiungiamo pure la presenza dei musicisti è il top.
C’è un verso della canzone a cui sei particolarmente legato?
Domanda difficile avendo scritto interamente il testo. Credo che tutto il brano si possa racchiudere all’interno di questa frase “Abbracciare ogni parte di me, tornare all’essenziale, permettendomi di brillare”. Concentrarsi su ciò che ha davvero importanza per noi senza sé e senza ma. Provando ad allontanare le paure e i dubbi che spesso ci assalgono e che ci privano di compiere quei passi importanti e di vivere determinate esperienze. Darci il permesso di brillare. Quante volte aspettiamo che sia qualcun altro che ci dia valore, ci conceda quella opportunità, che ci dica che siamo capaci e pronti per lanciarci in quella sfida? Ma la vera rivoluzione parte da noi, quando ci apprezziamo e ci diamo valore, ci amiamo nella nostra imperfezione, e ci concediamo il lusso magari di sbagliare tutto ma almeno di aver vissuto e averci provato nel migliore dei modi possibili, senza rimpianti. Sono messaggi importanti che rivolgo prima di tutto, a me stesso e poi agli altri, nella speranza che si sentano motivati a inseguire i loro sogni e obiettivi. Con Imprevedibile, io faccio il tifo per me e per loro!
Che spazio ha per te il live? Hai in programma concerti o showcase?
Il live è uno spazio e una dimensione importantissima, per ogni artista e cantante. Accorcia le distanze con la gente, avviene una vera e propria condivisione e connessione con essa, si piange e si balla insieme. È un viaggio nel viaggio, in cui ti senti meno solo, esci dalla cameretta e abbracci il mondo. Sto lavorando tanto anche in vista di prossimi eventi live che spero si possano concretizzare il prima possibile. Non appena si definiranno date ed eventi, sarò lieto di comunicarle attraverso i miei social e il mio sito web.


