Chi lascia soffre, ma raramente lo dice. Labinero lo fa, e con grande sensibilità. Il suo nuovo singolo è un piccolo scrigno emotivo, un tempo sospeso dove la musica accompagna il peso della decisione. Nell’intervista, l’artista riflette sul senso di colpa, la memoria e l’onestà emotiva.

Come hai scelto il titolo di “Com’è difficile”?

Il titolo è arrivato da solo, quasi fosse già lì, in attesa. In realtà era dentro al testo da sempre, ma solo con l’arrangiamento definitivo ho capito che quella era la chiave di tutto. “Com’è difficile” non è una frase a effetto: è un sospirare, un ammettere. È una di quelle cose che ti dici sottovoce quando sai che devi fare una scelta che farà male. Mi sembrava il titolo più onesto che potessi darle.

Credi che le relazioni odierne siano più superficiali e macchinose?

Credo che siano più veloci. E la velocità spesso ammazza la profondità. Siamo più connessi, sì, ma anche più distratti. Abbiamo mille modi per comunicare, ma spesso ci dimentichiamo come si ascolta. E in mezzo a tutto questo rumore, trovare una relazione vera, che regge al tempo e alla fatica, è quasi rivoluzionario. Ma esistono, e quando succede, vanno protette come si protegge qualcosa di raro.

È difficile accettare la fine di una storia d’amore? Perché, secondo te?

Sì, è difficile perché la fine di una storia è anche la fine di una versione di te stesso. Non perdi solo l’altro, perdi anche l’idea di futuro che avevi costruito. È come se dovessi riscrivere la tua mappa emotiva da capo. E anche quando è la scelta giusta, ti lascia addosso una tristezza che non sempre si può spiegare. Si supera, ma non si dimentica.

Da dove nasce la tua passione per la musica?

Nasce da lontano, da quando da bambino cercavo rifugio tra le note. È sempre stata il mio modo per capire il mondo e per raccontarlo. Ho iniziato a cantare prima ancora di capire cosa stessi dicendo, poi ho cominciato a scrivere per dare un nome alle emozioni. La musica è sempre stata la mia forma di resistenza e di verità. Anche quando tutto cambia, lei resta.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.